A “Uno Mattina” la vicenda di Mauro Esposito, l’imprenditore di Caselle rovinato dalla ‘ndrangheta

08/09/2016

E’ davanti alle telecamere di “Uno Mattina-Storie vere” condotta da Eleonora Danieli  che Mauro Esposito, l’architetto di Caselle rovinato per aver testimoniato contro i boss della ‘ndrangheta, ha raccontato, nella mattinata di giovedì 8 settembre, i momenti salienti della sua drammatica vicenda davanti a una platea di milioni di telespettatori. Quella di Mauro Esposito, 51 anni, titolare della ME Studio Srl di Caselle, è la vicenda simbolo di uno Stato che non sa proteggere coloro che si schierano contro la criminalità organizzata. Il professionista di Caselle è un testimone di giustizia (da non confondersi con i collaboratori di giustizia o pentiti che dir si voglia) che ha denunciato le cosche che volevano mettere le mani sul cantiere edile del quale era direttore dei lavori.

Denunciare i boss gli è costato tutto perché dopo le estorsioni, sono giunte le minacce di morte indirizzate anche alla famiglia. E poi, come se non bastasse, il tribunale di Torino ha sentenziato, in primo e secondo grado, che gli studi associati di ingegneria non possono lavorare per i privati. Una norma fascista che risale al 1939 e che è stata abrogata da Bersani nel 1997: fatta la legge, come troppo spesso accade in Italia, però, non sono stati varati i decreti attuativi. Morale della favola: per tutti i contratti stipulati fino al 2007 Esposito ha dovuto rendere parcelle regolarmente fatturate. E non solo ha dovuto chiudere una società in Oman che aveva un giro di affari di ben 12 milioni di euro, ma ha dovuto licenziare una quarantina di dipendenti dello studio professionale mentre gli altri trenta lavorano part-time.

Un mese fa, la ciliegina sulla torta: l’Agenzia delle Entrate e l’Inarcassa intimano all’imprenditore di pagare un milione di euro entra trenta giorni pena il pignoramento di tutti i beni. Della vicenda si sta occupando il senatore Stefano Esposito (l’omonimia è casuale), membro della commissione antimafia. “Chiediamo che ci vengano scontate sanzioni e more su quanto dovuto – ha spiegato in trasmissione Mauro Esposito -. Se abbiamo tardato i pagamenti su contributi e quant’altro è dovuto al fatto che non solo abbiamo dovuto rendere le parcelle incassate per il lavoro di progettazione fatturato, ma anche perché la mia società vanta ancora dei crediti nei confronti di clienti che non hanno pagato. E dire che di lavoro ne avremmo per almeno cento dipendenti”. L’imprenditore ha incassato la solidarietà del pubblico e degli ospiti presenti, in attesa che lo Stato trovi, invece, la capacità di proteggere chi si schiera dalla parte della legalità.

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