Settimo Torinese, la città di periferia che si candida a diventare Capitale Italiana della Cultura 2018

06/08/2016

Non ha monumenti di pregio. Non ha una reggia sabauda come, ad esempio, la vicina Venaria. Non ha cattedrali artistiche, affreschi di pregio, gallerie d’Arte Contemporanea. Eppure la città di Settimo Torinese, 50 mila abitanti, città industriale della seconda cintura di Torino, confinante con il Basso Canavese, si è candidata per diventare Capitale Italiana dell Cultura 2018. L’azzardo balza subito agli occhi. Ma cos’ha questa città sviluppatasi negli anni Sessanta, nell’inizio del boom economico e industriale, intorno ad un borgo abitato fino agli Trenta da pescatori di gamberi e di contadini per fare concorrenza a città ricche di storia e monumenti? La scelta dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Fabrizio Puppo, vuole dimostrare com la città rappresenti il simbolo di una periferia che, attraverso la cultura, ha saputo crearsi un nuovo destino trasformando gli elementi di marginalizzazione, comune a tanti centri urbani della provincia di Torino, in opportunità di vero sviluppo.
Settimo Torinese non è una città d’arte, ma è una città in cui fare cultura è diventata un’arte. Grazie a questa sua capacità si è scrollata di dosso il clichè di periferia dormitorio per diventare un laboratorio permanente di idee e di manifestazioni artistico di grande livello. E’ questa la città nella quale sono cresciuti personaggi come lo scrittore Alessandro Baricco, il regista teatrale Gabriele Vacis e l’attrice Laura Curino (straordinaria interprete di alcuni spettacoli teatrali dedicati alla vita di Camillo e Adriano Olivetti). Ed è questa la città in cui la cultura politecnica rappresenta il trait d’union che lega sviluppo urbano e fabbriche. A sponsorizzare la candidatura sono l’archistar Renzo Piano, società prestigliose come la Pirelli, la Lavazza, l’Oreal, il Politecnico di Torino, l’Ascom di Torino e la Compagnia di San Paolo, la Fondazione presieduta da Francsco Profumo, ex ministro dell’Istruzione nel governo Monti.
Settimo Torinese, ex capitale mondiale della penna, è anche la città della Biblioteca Archimede costruita sulla cenerei dell’ex fabbrica di vernici Paramatti che conta 400mila utenti all’anno (4 volte in più della media nazionale), dell’ex Mulino trasformato in un Ecomuseo e della Siva, la fabbrica di vernici dove era impiegato lo scrittore Primo Levi e che a breve diverrà un nuovo grande spazio dedicato alla cultura.

“La bellezza di questa candidatura sta nel racconto, nella possibilità di portare un dibattito sul centro e sulle periferie a livello nazionale. È una candidatura anomala ne siamo consapevoli, ma non arrogante, perché non è in contrapposizione con le Città d’arte classiche. Vuol essere semplicemente un’altra Storia. Diversa. Che forse merita di essere raccontata – afferma Elena Piastra, vice sindaco di Settimo Torinese -. Ci piace l’idea che la nostra generazione si prenda la responsabilità di costruire la cultura del presente da lasciare in eredità agli italiani di domani, non possiamo solo vivere delle bellezze storiche del nostro meraviglioso Paese: è il nostro turno di rimboccarsi le maniche, e costruire una cultura di integrazione, tecnologia, architettura sostenibile, e noi a Settimo l’abbiamo fatto”.
Adesso la città dovrà fare i conti con altre illustri concorrenti come Alghero, Aliano, Altamura, Aquileia, Caserta, Comacchio, Cosenza, Ercolano, Iglesias, Montebelluna, La Spezia, Ostuni, Palermo, Piazza Armerina, Recanati, Spoleto, Trento, Unione dei Comuni Elimo Ericini, Vittorio Veneto e la candidatura congiunta di Viterbo, Orvieto e Chiusi.

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