
PIEMONTE – Finisce il Piano Scuola Connessa, internet rischia di pesare sui bilanci degli istituti: Avetta (Pd) interroga la Regione
Garantire la continuità della connessione internet nelle scuole piemontesi ed evitare che i relativi costi finiscano direttamente sui bilanci degli istituti. È il tema dell’interrogazione presentata in Consiglio regionale dal consigliere Alberto Avetta (Pd), che chiede alla Giunta Cirio di verificare gli effetti della conclusione, per gli istituti interessati, delle misure previste dal Piano Scuola Connessa.
Secondo Avetta, con la ripresa dell’attività scolastica starebbe crescendo la preoccupazione dei dirigenti per il futuro dei servizi di connettività finora sostenuti attraverso il programma nazionale, che ha coperto infrastrutturazione, attivazione e canoni. Il rischio indicato dal consigliere è che alcune scuole debbano sostenere direttamente le spese per collegamento, assistenza tecnica e aggiornamenti, sottraendo risorse ad altre attività didattiche e amministrative.
«La continuità della connessione è fondamentale per garantire il funzionamento della scuola, dal registro elettronico alla didattica digitale fino alle attività amministrative», sostiene Avetta, secondo il quale la Regione dovrebbe predisporre misure rivolte in particolare agli istituti con maggiori difficoltà economiche o collocati nei territori più fragili.
Il quadro nazionale, tuttavia, è articolato in più fasi. Secondo l’ultimo aggiornamento pubblicato da Infratel Italia il 18 settembre 2026, al 31 agosto risultavano attivate complessivamente 27.410 scuole nell’ambito della fase 1; in Piemonte gli interventi sono stati realizzati tramite Fastweb. Parallelamente, il Piano Scuola Connessa – fase 2, rivolto agli edifici non ricompresi nel primo intervento, prevede servizi di connettività gratuiti per almeno sei anni dall’attivazione.
L’interrogazione punta dunque a chiarire quale sarà la situazione concreta degli istituti piemontesi che dovessero trovarsi fuori dalla copertura gratuita e quali eventuali strumenti la Regione possa mettere in campo.
Avetta richiama inoltre il rischio di disparità tra scuole con disponibilità economiche differenti, con particolare attenzione agli istituti del primo ciclo e a quelli situati nelle aree territorialmente più difficili. Per il consigliere regionale, Ufficio scolastico regionale, enti locali e autonomie scolastiche potrebbero contribuire a individuare con precisione le sedi interessate, quantificare i costi e verificare le criticità.
Ora la questione passa alla Giunta regionale, chiamata a rispondere all’interrogazione e a chiarire se siano previste iniziative specifiche per garantire la continuità della connettività negli istituti piemontesi.