
Muore dopo un inseguimento tra Valle d’Aosta e Canavese: cinque agenti indagati dalla Procura di Aosta
Un inseguimento iniziato in Valle d’Aosta e conclusosi nel Torinese si è trasformato in un caso giudiziario destinato a far discutere. Cinque agenti della squadra mobile di Aosta sono stati iscritti nel registro degli indagati con l’ipotesi di omicidio colposo in relazione alla morte di Davide Suvilla, residente in Lombardia.
I fatti risalgono alla serata del 26 aprile scorso. Secondo la ricostruzione finora emersa, tutto avrebbe avuto origine dal furto di un camion all’interno di una cava. Da quel momento sarebbe scattato l’inseguimento da parte delle forze dell’ordine lungo l’asse autostradale tra Valle d’Aosta e Piemonte.
Nel corso della fuga, Davide Suvilla sarebbe caduto dal mezzo pesante in movimento, riportando ferite gravissime che si sono rivelate fatali. Nel frattempo, altri complici avrebbero tentato di allontanarsi a bordo di un’autovettura, venendo però intercettati e arrestati lungo l’autostrada nei pressi di Quincinetto.
La Procura di Aosta ha aperto un fascicolo per chiarire l’esatta dinamica dell’accaduto e verificare eventuali responsabilità durante le fasi operative dell’inseguimento. L’iscrizione dei cinque agenti nel registro degli indagati rappresenta un atto tecnico necessario per consentire lo svolgimento degli accertamenti irripetibili, a partire dall’autopsia.
L’esame autoptico è stato eseguito nella mattinata del 6 maggio dal medico legale incaricato dalla procura. Dai primi riscontri emergerebbe che il decesso è stato causato da un grave trauma cranico e toracico compatibile con una caduta violenta dal camion.
All’autopsia hanno preso parte anche i consulenti nominati dagli agenti coinvolti nell’indagine, appartenenti ai due equipaggi della polizia impegnati nell’operazione.
La relazione medico-legale definitiva sarà depositata entro 60 giorni e rappresenterà uno degli elementi centrali dell’inchiesta. Gli investigatori dovranno stabilire se durante l’inseguimento vi siano stati eventuali comportamenti omissivi o responsabilità operative da parte delle forze dell’ordine, in un contesto caratterizzato da elevata tensione e rapidità d’azione.
Il caso riporta inoltre l’attenzione sul fenomeno dei furti di mezzi pesanti, spesso riconducibili a gruppi organizzati attivi tra Nord Italia e aree di confine.