
Da Chivasso alle Olimpiadi Milano-Cortina: ecco la fantastica storia della ballerina Gaia Marcaccioli
Dietro ogni esibizione ci sono ore di allenamento, sacrifici e scelte radicali. Lo sa bene Gaia Marcaccioli, 24 anni, originaria di Chivasso, che ha trasformato la passione per la danza in un percorso professionale costruito con determinazione, lontano dai riflettori facili dei talent show e vicino alla realtà concreta del lavoro artistico.
La decisione di dedicarsi completamente alla danza arriva a 19 anni, quando sceglie di trasferirsi a Roma lasciando casa, amici e certezze. Una scelta impegnativa, maturata dopo un lungo percorso iniziato a soli quattro anni. Dopo l’esperienza nella ginnastica artistica agonistica, durata otto anni, è tornata definitivamente alla danza classica frequentando il BTT di Loredana Furno, conciliando gli studi a Chivasso con allenamenti quotidiani a Torino.
Diploma conseguito con il massimo dei voti, poi il trasferimento nella Capitale per la formazione alla RIDA di Andrea Palombi e successivamente alla DAF di Mauro Astolfi. Tre anni intensi, sostenuti anche da lavori paralleli — ripetizioni, baby-sitting, cameriera — mentre affrontava audizioni continue in Italia e all’estero, costruendo passo dopo passo il proprio spazio nel settore.
La perseveranza ha portato ai primi ingaggi e a esperienze di rilievo. Tra queste la partecipazione alla Turandot al Teatro Petruzzelli di Bari con Daniele Cipriani, il corpo di ballo dei Coldplay allo Stadio Olimpico sotto la direzione di Mommo Sacchetta, lo spettacolo Tra palco e realtà con Garrison Rochelle e Klaudia Pepa, fino al coinvolgimento nel film La Resurrezione di Mel Gibson.
Tra le emozioni più recenti, la presenza sul palco di San Siro nella cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, esperienza che rappresenta uno dei traguardi simbolici del suo percorso artistico.
Oggi Gaia affianca all’attività performativa anche l’insegnamento di danza acrobatica e moderna, unendo la formazione da ginnasta con quella coreutica. Resta però la consapevolezza delle criticità del settore: scarse tutele, forte pressione fisica e psicologica, precarietà lavorativa e la necessità di mantenersi costantemente competitivi.
Nonostante le difficoltà, la scelta professionale resta salda. La dimensione del palco continua a rappresentare il centro della sua realizzazione personale, mentre lo sguardo resta proiettato verso nuove audizioni, produzioni e obiettivi. Un percorso costruito con disciplina e passione, sostenuto anche dall’appoggio della famiglia, e accompagnato da un messaggio chiaro ai coetanei: mettersi in gioco, senza restare fermi, perché le opportunità nascono dal coraggio di provarci.
fr.se.