Ponte preti, il deputato leghista Giglio Vigna: “Non servono i flash mob, bisogna andare al ministero”

16/11/2024

Ponte preti, il deputato leghista Giglio Vigna: “Non servono i flash mob, bisogna andare al ministero”

Nell’acceso dibattito sul futuro del nuovo Ponte Preti, interviene il deputato Alessandro Giglio Vigna (Lega) che ha espresso perplessità sull’utilità del flash mob organizzato ieri, 15 novembre 2024, sul ponte tra Strambinello e Baldissero Canavese. Secondo il rappresentante, invece di manifestare sul territorio, gli sforzi dovrebbero concentrarsi in un dialogo diretto con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT).

La questione dei finanziamenti

L’intervento ha fatto chiarezza sulla vicenda dei finanziamenti per Ponte Preti, sottolineando che la perdita dei fondi è avvenuta perché erano stati stanziati oltre cinque anni fa, senza che vi fosse un avanzamento concreto nel progetto. Secondo quanto dichiarato, il Ministero avrebbe definalizzato non solo il ponte Preti, ma anche altri 20 ponti in provincia di Torino e numerosi progetti infrastrutturali a livello nazionale, seguendo una prassi che prevede la revoca dei fondi inattivi per lunghi periodi.

Tuttavia, grazie a un Ordine del Giorno presentato da Alessandro Giglio Vigna alla Camera a fine agosto, sarebbe stata riaperta la possibilità di ridiscutere il finanziamento. Ora, spetta alla Città Metropolitana di Torino fornire al MIT le motivazioni tecniche e progettuali che hanno causato i ritardi e riprendere l’iter burocratico necessario per riottenere i fondi.

La critica al flash mob dei sindaci sul ponte

A giudizio del parlamentare, la manifestazione simbolica sul Ponte Preti non è un’azione utile per avanzare nella risoluzione del problema. “Andare sul Ponte non serve a nulla. Come detto più volte, bisogna andare al Ministero,” ha dichiarato, ribadendo la propria disponibilità a collaborare con la Città Metropolitana per un incontro diretto con i funzionari del MIT.

Le prospettive future

Nonostante le difficoltà, l’esponente politico ha sottolineato che «nulla è perduto» e che il progetto di rifacimento del ponte può ancora essere recuperato. Tuttavia, ha evidenziato come fosse compito della Città Metropolitana spiegare al Ministero, già in precedenza, le ragioni dei tempi lunghi dovuti alla complessità della nuova progettazione, che prevede una struttura in ferro anziché in muratura.

Un invito all’azione concreta

L’intervento si conclude con un appello alla concretezza: le risorse non si ottengono attraverso manifestazioni locali, ma con un confronto istituzionale chiaro e determinato. «Sta ora alla Città Metropolitana sfruttare l’apertura creata dal mio Ordine del Giorno e portare avanti il progetto con il Ministero.»

L’auspicio è che, attraverso un’azione coordinata, il progetto possa ripartire e garantire al territorio una struttura adeguata alle esigenze di sicurezza e viabilità.

 

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