Cuorgnè, villa confiscata alla ‘ndrangheta: il Comune pubblica il quinto bando per l’assegnazione

31/05/2024

Cuorgnè, villa confiscata alla ‘ndrangheta: il Comune pubblica il quinto bando per l’assegnazione

Cuorgnè si trova nuovamente alla ribalta della cronaca da quando l’amministrazione comunale ha lanciato un nuovo bando per affidare la gestione di una villa confiscata alla ‘ndrangheta a un’organizzazione del Terzo Settore. La decisione, presa il 22 maggio, segna il quinto tentativo di trovare un gestore adeguato per “Villa Iaria”, un tempo dimora di un noto boss mafioso.
Il processo di assegnazione si è rivelato difficile.

Le precedenti quattro gare non hanno portato a una soluzione definitiva: le prime tre non hanno ricevuto offerte, mentre il quarto tentativo si è concluso con un unico partecipante, il quale non è riuscito a fornire le necessarie garanzie finanziarie. Il nuovo avviso pubblico, emesso il 27 maggio, stabilisce che le proposte dovranno essere presentate entro le 12 dell’11 giugno, accompagnate da una documentazione dettagliata e un piano di gestione che delinei le attività previste, la durata, i destinatari e l’impatto sociale sul territorio.

Il Comune si impegna a versare un anticipo di 25.000 euro al gestore selezionato, metà dei fondi stanziati dalla Regione Piemonte, con la promessa di erogare il resto dopo la rendicontazione delle spese. Tuttavia, la villa richiede lavori di ristrutturazione per un totale di 100.000 euro, con quasi la metà coperta dalla Regione e il resto a carico del gestore. Questo rappresenta un ostacolo significativo, in quanto le organizzazioni non profit spesso non dispongono delle risorse finanziarie necessarie per tali investimenti, essendo entità che non perseguono fini di lucro, come stabilito dalla legge.

La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che le normative prevedono la revoca dell’assegnazione se l’ente territoriale non riesce a destinare la proprietà entro un anno, termine già ampiamente superato. Inoltre, anche i finanziamenti regionali sono soggetti a scadenze precise. Dopo i tentativi infruttuosi e il superamento dei termini, la Regione Piemonte aveva già iniziato a prendere provvedimenti a gennaio.

La storia di Villa Iaria continua a essere un caso emblematico delle sfide che le comunità locali affrontano nel riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata, sottolineando la necessità di un approccio più efficace e sostenibile per garantire che questi beni possano effettivamente contribuire al bene comune.

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