Una cava sotto casa? Così il PRAE trasforma il territorio in una groviera. Dura polemica del Pd

19/06/2023

Una cava sotto casa? Così il PRAE trasforma il territorio in una groviera. Dura polemica del Pd

Non tutti sanno che la cava di Alpette (in località Case Bisdonio) sarà raddoppiata, mentre verrà ampliata a dismisura quelle di diorite a Valchiusa (a Pian Campiglia) e a Traversella (località Las e Case Laj). Se nessuno ha informato i residenti di questa eventualità e se questa ipotesi non piace, si sappia che la colpa è della Regione Piemonte. Infatti, la Giunta Cirio ha adottato il Piano Regionale per le attività estrattive (PRAE), ovvero il cosiddetto “Piano cave”.

“Si tratta di uno strumento importante – previsto dalla legge regionale 23 del 2016, che detta la disciplina delle attività estrattive – perché serve a stabilire dove si può scavare (cioè identifica bacini e poli estrattivi) e quanto di può scavare (in base ai fabbisogni di mercato). Quella legge, voluta dall’allora Giunta Chiamparino, fu il frutto di un lavoro di mediazione tra i molteplici interessi che hanno a che fare con l’attività estrattiva, che non sono solo quelli delle imprese ma anche il paesaggio, l’ambiente, la salute, l’agricoltura, la tutela delle acque sotterranee come delle aree verdi protette spiegano il vicepresidente Pd del Consiglio regionale Daniele Valle e il consigliere regionale Pd Alberto Avetta. I due esponenti politici evidenziano che il “Piano cave” predisposto dalla Giunta Cirio, oggetto di confronto con le sole associazioni di categoria del settore estrattivo, tradisce lo spirito della legge regionale, limitandosi a dare il via libera alle imprese e trascurando tutto il resto. Un vero e proprio scempio ambientale e paesaggistico: nei prossimi dieci anni, infatti, si potranno estrarre 300 milioni di metri cubi di terreno, il triplo del decennio precedente.

A giudizio dei due esponenti politici del Partito democratico, si tratta di volumi esorbitanti. Per quanto riguarda gli aggregati per le costruzioni e le infrastrutture (sabbia e ghiaia), saranno autorizzabili ben 101 milioni di metri cubi, a fronte di un fabbisogno calcolato su quanto estratto negli ultimi 10 anni pari a 63 milioni di metri cubi. A cui si devono aggiungere i 95 milioni di metri cubi autorizzati ma non ancora scavati, per un totale complessivo di 196 milioni. Sul fronte pietre ornamentali e materiali industriali, il totale dell’estraibile è pari a 306 milioni di metri cubi, contro un fabbisogno di 96. Alle critiche delle opposizioni si aggiungono poi le osservazioni contenute nelle 93 pagine della Valutazione ambientale strategica (Vas) dell’assessorato regionale all’Ambiente, che di fatto “boccia” il Prae.

“Per quanto riguarda il territorio canavesano, per il polo estrattivo di Alpette-Pont Canavese (località Case Bisdonio), l’estensione sarà di 80mila metri quadri (quindi la cava raddoppierà); in Valchiusella la cava di Pian Campiglia, a Valchiusa, vedrà aggiungersi oltre 88mila metri quadri agli attuali 13.800, mentre quella di Traversella (località Las e Case Laj) vedrà aggiungersi 18mila metri quadri agli attuali 4.400 – commentano Daniele Valle e Alberto Avetta -. Eppure, proprio Alberto Cirio quando era parlamentare europeo si era detto favorevole al blocco della proliferazione delle cave. Cosa gli ha fatto cambiare idea? Cosa può giustificare questi numeri abnormi? Non abbiamo all’orizzonte straordinari investimenti in opere pubbliche e infrastrutture. L’edilizia è orientata al recupero e alle ristrutturazioni più che alla costruzione del nuovo. Cementificazione, dissesto idrogeologico, distruzione del paesaggio e dell’ambiente: è questo il futuro che ci attende.

Il ‘Piano cave’ non è per nulla connesso ai bisogni reali dell’economia, si limita ad assecondare i cavatori, cancella qualunque programmazione, passa sopra alle teste dei Sindaci (il cui ruolo viene limitato alla formulazione di un parere in attesa dell’approvazione definitiva del PRAE), trasforma il Piemonte in una groviera. Non solo: i cittadini potranno scoprire che si sta scavando un nuovo bacino estrattivo vicino alle loro abitazioni o che si sta ampliando una cava esistente senza esser stati in alcun modo informati preventivamente.

Nei prossimi mesi il ‘Piano cave’ sarà portato in Consiglio regionale per la discussione e l’approvazione definitiva. C’è ancora tempo e modo per correggere gli errori commessi. La mobilitazione degli abitanti di Druento dimostra che è possibile: grazie a loro è prevalso il buon senso e il Consiglio regionale ha ‘stralciato’ quella nuova cava dal PRAE. Tornando alla domanda iniziale: lo sapete che potrebbero ampliare tutte le cave del Canavese? Se non lo sapete e siete preoccupati, è il momento di farvi sentire”.

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