Asa, l’unica strada è trattare con il commissario per evitare il disastro

18/03/2016

L’unanimità non c’è ancora, ma quella di trattare con il commissario straordinario Stefano Ambrosini, incaricato di recuperare i crediti che l’Asa vanta nei confronti dei comuni e delle Comunità Montane soci dell’ex consorzio, sembra ormai essere l’unica strada percorribile. Dal canto suo Stefano Ambrosini (da poco nominato nel triumvirato che gestisce la messa in liquidazione delle società maritieme Torrenia e Siremar), si è detto disponibile ad avviare un dialogo per evitare che la situazione possa degenerare a sfavore degli ex soci.

L’impugnazione della sentenza arbitrale relativa al lodo Asa, che ha intimato agli ex soci di aprire le casse dei comuni e mettere sul tavolo ben 37 milioni euro al netto delle spese accessorie, potrebbe essere un’opzione percorribile soltanto se se non si troverà un accordo con il liquidatore. E’ evidente che gli ex soci del disciolto consorzio per la raccolta e la gestione del trattamento dei rifiuti che riuniva 51 comuni e tre Comunità Montane cercheranno di fare in modo di “strappare” al commissario straordinario le condizioni più favorevoli possibili, ma che si debba pagare sembra essere un fatto assodato. “Sono sempre stato un convinto sostenitore, fin dall’inizio, della necessità di avviare un dialogo con il commissario straordinario – asserisce Beppe Pezzetto, sindaco di Cuorgnè -. I debiti ci sono e vanno pagati. E’ chiaro che si tratta di fare in modo che si possa ripianare il buco dell’Asa senza dissanguare gli ex soci”.

Il Comune di Cuorgnè è un socio indiretto. In sostanza, facendo parte della Comunità Montana Alto Canavese, non è direttamente coinvolto nel disastro dell’ex società ma dovrà contribuire, per la sua parte, a ripianare il debito. Non è una cosa che faccia piacere né al sindaco, né all’esecutivo che guida. Le scelte sono state effettuate dalle recedenti amministrazioni e trovarsi coinvolti nel guazzabuglio Asa, pone l’Amministrazione in una situazione critica dal punto di vista finanziario, anche se, ad onor del vero il Comune ha già previdentemente iniziato da tempo ad accantonare i fondi per fronteggiare questa emergenza. I nuovi sindaci ingoiano a fatica il boccone amaro che i predecessori hanno lasciato loro in eredità. Ed è sulla responsabilità civile e penale di chi ha amministrato e doveva controllare e verificare i bilanci dell’ex consorzio, dato che faceva parte dell’assemblea dei sindaci e del consiglio di amministrazione dell’Ente che in diversi puntano il dito. In ogni caso, cosa fatta capo ha e prima di ricevere la notifica della sentenza, e a quel punto i comuni avranno novanta giorni di tempo per versare l’intero importo stabilito dal collegio arbitrale, sarà giocoforza trovare un accordo extra-giudiziale.

“Il vero problema è che su questa delicata vicenda anche la regione Piemonte dovrebbe giocare un ruolo significativo – rincara Beppe Pezzetto -. E stiamo inoltre scontando la mancanza di rappresentanza territoriale negli superiori. Quello che riguarda l’Asa non è solo un problema amministrativo, ma anche politico. E questo evidenzia che chi amministra deve darlo tenendo ben presente che si assume delle specifiche e precise responsabilità sia dal punto di vista politico, civile e penale”. La partita, comunque, è giunta i tempi supplementari e gli spazi di manovra, man mano che il tempo passa, si fanno sempre più ristretti.

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