Chivasso: dottoressa del Centro di Salute Mentale presa a pugni da un paziente finisce in ospedale

18/08/2018

Presa a pugni da un paziente, dottoressa finisce in pronto soccorso: è accaduto nel pomeriggio di venerdì 17 agosto al Centro di Salute Mentale di via Blatta a Chivasso. La dottoressa è stata dimessa con una prognosi di 10 giorni. Un episodio che, dopo le recenti aggressioni ai danni di medici e inferm ieri negli ospedali di Chieri, Moncalòierti e al San Luigi Gonzaga di Orbassano, riporta alla riblata il problema della sicurezza nelle strutture sanitarie. A denunciare l’aggressione che ha avuto luogo in un presidio sanitario dell’Asl T04 è Francesco Coppolella, coordinatore regionale del Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche: “Questa volta è toccato ad un medico del centro di salute mentale di Chivasso presa a pugni da un paziente e trasportata presso il pronto soccorso con una prognosi di 10 giorni.I dati e i fatti parlano chiaro, le condizioni di sicurezza per poter svolgere il nostro lavoro con serenità, senza il rischio di incorrere ogni giorno in un pericolo per la propria incolumità fisica, sono sempre meno, specie nei luoghi più a rischio, come i pronto soccorso e la psichiatria. Mentre la procura di Torino nei giorni scorsi ha aperto un inchiesta proprio sulle aggressioni, ciò che ci lascia basiti è il completo disinteresse da parte delle nostre istituzioni regionali. Ci sembra che , nonostante le aziende si sforzino per affrontare un problema che anche loro riconoscono essere serio, per le conseguenze che ne possono derivare, siano lasciate completamente sole dalla politica Regionale. Non è normale che un sanitario debba mettere in conto di poter mettere potenzialmente a rischio la propria vita durante la sua giornata di lavoro”.

Sulla vicenda interviene anche il segretario provinciale del Nursind Giuseppe Summa: “Il Nursind chiede che il problema venga affrontato con grande attenzione anche e soprattutto a livello regionale. E’ necessario, continua Summa, attuare tutte le azioni utili per mettere le aziende nelle condizioni di poter prevenire il fenomeno nei luoghi a rischio. Investire risorse economiche per rendere idonee le strutture e fornire le aziende di mezzi e strumenti adeguati per proteggere il proprio personale. La presenza di guardie giurate nei presidi e nei servizi a rischio deve essere un ipotesi da prendere seriamente in considerazione”.

Un problema annoso che il sindacato chiede venga affrontato in via risolutiva con congrui investimenti per garantire la sicurezza degli operatori sanitari e quella dei pazienti. E su questo Punto il Nursind dichiara di essere deciso ad andare fino in fondo.

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