Cuorgnè seconda solo a Torino per la presenza di stranieri. Il sindaco: “Non si faccia confusione”

01/09/2017

Riceviamo e volentieri pubblichiamo alcune riflessioni del sindaco di Cuorgnè inerenti al fatto che oltre il 10 per cento della popolazione cittadina è costituita da stranieri. Un termine che non va confuso con rifugiato o richiedente asilo o profugo. Che Cuorgnè fosse la città dell’ex provincia di Torino con la percentuale più altra di popolazione di cittadini di origine straniera è cosa nota da parecchi anni, ma molti fanno ancora confusione tra lo status di straniero, profugo, immigrato e richiedente asilo. Come stabilire, per amor di precisione, quali sono aggettivi più appropriati da usare? Questo è il nodo gordiano che Beppe Pezzetto intende chiarire per sgomberare il campo da ogni dubbio o preoccupazioni immotivate. 

“Ho lasciato passare alcuni giorni prima di commentare la “notizia” apparsa su alcuni organi di stampa locali, in cui si evidenziava che Cuorgnè era la Città della Provincia (uso ancora questa definizione) che dopo Torino aveva il maggior numero di residenti stranieri: il 10,6% della popolazione, 1.054 cittadini.

Vorrei fare una premessa, prima di analizzare in modo meno emotivo i dati reali, tralasciando di rispondere a quei fortunatamente pochi, e fortunatamente nei pochi ancora meno cuorgnatesi, che in forme diverse mi hanno fatto giungere messaggi poco edificanti più per loro che per me sull’argomento.

Mi pare opportuno come prima cosa fare un minimo di chiarezza sul termine “straniero”: appartenente a un altro Paese, non necessariamente chi è “straniero” è profugo o rifugiato. Un francese è uno straniero, un americano (Usa), i padroni della Federal Mogul, tanto per intenderci, sono stranieri.

A Cuorgnè convivono 47 nazionalità diverse, 14 Europee, 13 Africane, una decina orientali e una decina americane. Al 31 agosto erano 1049 le persone straniere presenti, contro le 1089 del 31 dicembre 2012 (-40) e di quel 10% di stranieri circa il 90% appartiene a tre nuclei: 423 dalla Romania, 229 dal Marocco e 123 dalla Cina.

Apro una parentesi personale, che un messaggio mi ha fatto ricordare. Sono fortunatamente cresciuto in una famiglia “tollerante” e mi è tornata alla mente una discussione avuta dal mio papà quando ero molto piccolo, con un suo conoscente “piemontese di razza” che affrontava diciamo in modo colorito (per usare un eufemismo), quella che questa persona definiva l’invasione meridionale: io sono orgoglioso di essere cresciuto insieme a “Italiani del Sud” e di avere ancora oggi con loro delle solide amicizie, così come sono orgoglioso di aver avuto un padre come il mio. E se non vogliamo nascondere la testa sotto la sabbia come gli struzzi all’epoca molti piemontesi consideravano i meridionali ancora peggio degli stranieri … ma acqua passata non macina più.

Chiusa la parentesi personale, vorrei dire che la convivenza nella nostra città funziona da sempre e implica il rispetto di diritti e doveri da parte di tutti. Quando è stato necessario intervenire su tematiche puntuali come l’arrivo di 40 profughi stipati in una struttura nella frazione di Nava sono intervenuto in modo deciso perché quella non era accoglienza nè per chi era ospite nè per chi ospitava …

Ultimo punto di riflessione: io mi sento e mi sentirò sempre cittadino del Mondo, con solide radici Canavesane e non dimentichiamoci che nella vita potrebbe sempre arrivare un momento nel quale “gli altri potremmo essere noi”.

Questo quanto ritenevo giusto in veste di Sindaco di dover puntualizzare”.

Beppe Pezzetto

 

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