Volpiano: sequestrati 18 milioni di euro alla “cosca” Marando. C’è anche la villa di via Lombardore

Volpiano

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21/05/2016

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I proventti del narcotraffico erano investiti da un geometra vicino alla famiglia, tramite prestanomi, in ville, terreni, società di edili e in agenzie immobiliari in mezza Italia

Diciotto milioni di euro in beni mobili e immobili, compresa la villa di Volpiano in via Lombardore dove nel 1997 vennero trucidati i fratelli Antonio e Antonino Stefanelli e Francesco Mancuso e per il quale venne condannato in via definitiva Domenico Marando. L’elenco dei beni sequestrati che saranno in seguito confiscati dallo Stato alla famiglia mafiosa dei Marando, una delle cosche più potenti e sanguinarie del Piemonte è lungo e testimonia quanto fosse vasta radicata la presenza della ‘ndrangheta a Volpiano, in Canavese e in tutta la provincia di Torino.

Il decreto emesso dal Tribunale in relazione alla misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza nei confronti di cinque persone appartenenti e vicini alla famiglia Marando è stata confermata anche dalla Corte d’Appello di Torino. A proporre la confisca dell’ingente mole di beni era stata proposta dalla Direzione Investigativa Antimafia (Dia), dopo la conclusione dell’operazione “Marcos” eseguita dal Centro Operativo di Torino. Operazione di polizia che nel 2010 in seguito alla quale l’autorità antimafia aveva emesso otto ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettante persone ritenuti responsabili di riciclaggio aggravato, tra i quali figura anche l’attuale reggente della cosca e altri individui coinvolti.

Gran parte dei 18 milioni di euro, a giudizio di inquirenti e investigatori derivava dal narcotraffico ed era affidato a Cosimo Salerno, di professione geometra e di origine calabrese, anch’egli destinatario di una misura di prevenzione e che aveva il compito di riciclare il denaro sporco della cosca Marando investendo in imprese di costruzioni edili e in società immobiliari. Nell’elenco dei beni confiscati alla famiglia figurano 33 ville e terreni in Piemonte, Lazio, Lombardia e in Calabria. E tra questi c’è anche la villa volpianese dove era stato compiuto il triplice omicidio.

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