Prima uscita del Comitato per la continuità di RivaBanca: “La fusione non è l’unica strada”

11/04/2017

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L'ex direttore generale Bernardino Naretto: "Con l'aggregazione a un gruppo industriale, la BCC può continuare la sua mission e conservare l'identità locale". A decidere sulla fusione sarà l'assemblea dei soci

La prima uscita ufficiale del Comitato Promotore per la Continuità di RivaBanca ha avuto luogo alla presenza di un folto pubblico nella seaa:rata di lunedì 10 aprile nella sala delle conferenze dell’hotel Rivarolo. L’avvocato Armando Francia, presidente del Comitato, ha sottolineato che l’attività del sodalizio, costituitosi all’inizio dello scorso mese di gennaio, non ha lo scopo di “fare la guerra a nessuno” ma intende fare chiarezza su un punto: la fusione di RivaBanca con la Banca d’Alba, come sostengono il presidente Gianni Desiderio e il Consiglio di amministrazione non è l’unica strada da percorrere per assicurare un futuro all’istituto di credito cooperativo territoriale.

“Mi è stato chiesto di presiedere il Comitato proprio perché non ho alcun legame con il territorio e posso quindi avere una visione imparziale della vicenda. Lo scopo di questo Comitato è quello di spiegare ai soci che il sogno nel quale hanno creduto per anni può continuare a vivere”. Assodato il fatto che il prossimo mese di maggio gli azionisti saranno chiamati a decidere per la fusione o l’aggregazione industriale e che il voto dei soci è sovrano, nel corso della serata l’ex direttore generale di RivaBanca Bernardino Naretto ha spiegato che il rispetto del piano industriale e gli ottimi risultati conseguiti nei primi due esercizi finanziari non giustificano l’assunzione di una drastica decisione come quella della fusione per incorporazione con Banca d’Alba.

Se i vertici della banda di credito territoriale sostengono a spada tratta che alla luce della recente riforma del sistema bancario, la debolezza finanziaria dell’istituto di credito costituirebbe una seria minaccia, il Comitato dal canto suo propugna la tesi che mediante l’aggregazione a uno dei due gruppi industriali ai quali faranno capo la maggior parte delle BBC, l’autonomia di RivaBanca sarebbe assicurata, così come sarebbe assicurata la continuità dell’attività sul territorio e la concretizzazione degli intenti che hanno caratterizzato il progetto. Una cosa è certa: qualunque sia la decisione che assumeranno i 1.640 soci azionisti, nessuno di loro perderà neanche un centesimo dell’investimento effettuato all’atto dell’adesione.

“E’ volontà dei soci del Comitato comprendere tutte le ragioni che hanno portato il Cda a scegliere la strada della fusione – è stato spiegato – ed è volontà del comitato di ottenere informazioni e dati oggettivi in modo da giungere a una decisione di voto in modo consapevole senza suggestioni di indirizzo di voto”. Informare. Far sapere che oltre alla fusione è possibile percorrere la strada dell’aggregazione ad un gruppo industriale che fa capo a una capogruppo. L’ex direttore generale Bernardino Naretto, nel rispondere alle domande del folto pubblico presente, ha specificato che in Italia sono molte le banche di credito cooperativo del tutto simili a Rivabanca e con i conti in ordine, che hanno scelto la strada dell’autonomia tramite l’aggregazione a un gruppo industriale di riferimento. “

E’ bene chiarire che la Banca d’Italia interviene d’imperio agevolando le fusioni soltanto nel caso in cui il bilancio della banca dovesse denunciare un passivo superiore al capitale di salvaguardia – ha concluso Naretto -. E questo non è affatto il caso di RivaBanca. E’ giusto che si sappia che il progetto nel quale oltre 1.600 soci hanno creduto, può continuare a vivere a beneficio del territorio. Il Canavese e gli importanti risultati raggiunti in solo 18 mesi di attività, ci hanno dimostrato che lo spazio per rimanere ad essere protagonisti dell’economia locale non è un’utopia”.

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