Traffico illegale di rottami metallici in Canavese: la guardia di finanza denuncia 7 amministratori

Rivarolo Canavese

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15/11/2016

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L'accusa per gli amministratori di cinque società è, a vario tirolo, di frode fiscale e reati ambientali. L'operazione è stata condotta dal Nucleo Tributario della Guardia di Finanza

L’”Affaire” illecito non è da poco: 24 mila tonnellate di rottami, peraltro potenzialmente pericolosi, trasportati illegalmente e un giro di fatture false che supera i 14 milioni di euro. Sulla vicenda è intervenuta la Guardia di Finanza del Nucleo Tributario di Torino. Sette le persone denunciate G.N., di 26 anni, e altre cinque persone D.C. di 73 anni, V.L.A. 42 anni, R.M.A. 62 anni, M.G. 38 anni e C.A. 43 anni. Nel mirino degli investigatori è finita una nota azienda di Rivarolo Canavese, specializzata nello smaltimento di rottami metallici. Nell’indagine sono coinvolte altre cinque società del medesimo genere.

L’accusa è quella, a vario titolo, di reati ambientali e frode fiscale. Le indagini degli agenti delle Fiamme Gialle, denominata “Dirty Metal” è stata coordinata dalla procura di Torino ed è stata avviata per fare luce sull’attività di commercio di enormi quantità di rottami  metallici in quotidiano transito in Canavese. Nel corso degli accertamenti i finanzieri hanno scoperto che la società in questione avrebbe acquistato oltre 24mila tonnellate di rottami metallici.

I soggetti denunciati avrebbero mascherato la contabilità per camuffare la reale provenienza dei rifiuti metallici. Eppure nelle fatture esaminate dal Nucleo Tributario della Guardia di Finanza sono emerse operazioni commerciali inesistenti. E non è tutto: i reali acquisti del materiale posto sotto sequestro figuravano come materiale ricevuto da privati cittadini. Una cosa ha appurato l’indagine: l’impossibilità di tracciare la provenienza del materiale metallico costituisce un rischio per la salute collettiva e per l’equilibrio ambientale. Il motivo? Non poter risalire, in assenza della necessaria documentazione prevista dalla legge, non consente di accertare la provenienza del metallo e se questo sia “pulito” oppure pericolosi e da smaltire in qualità di rifiuto speciale.

La procura ha iscritto nel registro degli indagati l’amministratore della società, un giovane di 26 anni, e altri cinque amministratori di età compresa tra i 38 e i 73 anni, accusati a vario titolo di per emissione di fatture false per 14 milioni di euro e evasione dell’Iva per 3 milioni. Tra l’altro, l’amministratore della società canavesana e il l’amministratore cinquantottenne che lo aveva preceduto nella carica A.C., di 58 anni, sono anche stati denunciati anche per traffico illecito di rifiuti.

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