Task Force dell’ex provincia per individuare chi dissemina bocconi avvelenati per gatti e cani

Canavese

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13/11/2018

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La Città Metropolitana di Torino ha messo in campo l'istruttore direttivo di vigilanza Carlo Geymonat e dal cane pastore australiano "Myrtille", capace di riconoscere e seganalare il cibo con il veleno all'interno delle polpette

Una Task Force istituita dal Servizio Tutela Fauna e Flora della Città Metropolitana di Torino per scoraggiare l’invivile abitudine di disseminare esche avvelenate destinate a cani e gatti. La decisione è stata assunta sulla scorta delle frequenti segnalazioni riguardanti “polpette avvelenate” destinate agli animali non graditi e che muoiono tra atroci sofferenze. Il Canavese è tra le aree dalle quali giungono continue segnalazioni.
La task force costituita dall’ex Provincia è composta dall’istruttore direttivo di vigilanza Carlo Geymonat e dal cane pastore australiano “Myrtille”, capace di riconoscere e segnalare il cibo con il veleno all’interno.

L’attività dell’unità cinofila antiveleno si svolge in collaborazione con il Gruppo Cinofilo Antiveleno regionale. L’Ente ricorda inoltre che il ritrovamento di esche sospette va segnalato per le verifiche del caso alle forze di Polizia competenti per territorio o alla Città Metropolitana di Torino-Servizio Tutela della Fauna e della Flora, corso Inghilterra 7, Torino, telefono 011-8616987-8616982.

“Oltre ad essere un metodo molto scorretto di soluzione di un eventuale problema di convivenza tra animali e uomo, l’abbandono di esche e bocconi avvelenati è un reato” sottolinea Barbara Azzarà, Consigliera metropolitana delegata alla tutela della fauna e della flora. Un’Ordinanza del Ministero della Salute del 13 giugno 2016 detta infatti ‘Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati’ e prevede che il proprietario o il responsabile dell’animale deceduto a causa di esche o bocconi avvelenati o che abbia manifestato una sintomatologia riferibile ad avvelenamento deve segnalare l’episodio ad un medico veterinario. Una volta emessa la diagnosi di sospetto avvelenamento il veterinario deve darne immediata comunicazione al Sindaco del Comune in cui l’episodio di presunto avvelenamento è avvenuto, al Servizio Veterinario dell’Asl e all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale competenti per territorio”.

L’attività in questione rientra, fra l’altro, tra quelle programmate nell’ambito del progetto Life Wolfalps per il monitoraggio della presenza del Lupo nelle Alpi. Di altre unità cinofile antiveleno operanti in Piemonte fanno parte guardiaparco e carabinieri forestali, sotto il coordinamento del Parco Naturale delle Alpi Marittime.

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