Spineto: sul trasferimento di don Luca è scontro tra il vescovo Cerrato e il senatore leghista Pianasso

Spineto

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13/07/2019

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Polemica al vetriolo tra curia e il senatore leghista sulla decisione di trasferire il parroco di Spineto in Valsoana. Il vescovo denuncia "l'indebita intromissione della politica nell'attività della Chiesa". Accuse che l'esponente politico respinge al mittente: "Che dire delle tante prese di posizione di sacerdoti che http:\\/\\/canavesenews.ita hanno a che fare con il loro ministero?"

L’ultima cosa che il vescovo della diocesi di Ivrea si sarebbe aspettato è che la sua decisione di trasferire don Luca Pastore dalla parrocchia di Spineto, frazione di Castellamonte, nella vicina Valsoana avrebbe sollevato un vespaio popolare e politico. Una decisione che ha provocato una dura presa di di posizione sia dei parrocchiani che del senatore della Lega Cesare Pianasso. Una polemica al vetriolo che sta “arroventando” le già calde giornate di questa infuocata estate con un parlamentare che rimprovera il vescovo di trasferire un sacerdote non in linea (almeno in passato) sulle posizioni che ha Chiesa ha assunto sui migranti e il presule che definisce “rozze” le dichiaralazioni rilasciate dal parlamentare leghista.

La polemica è ben lungi dallo spegnersi. In un comunicato stampa il senatore Cesare Pianasso sottolinea: “Mi sembra evidente che sia un’ulteriore testimonianza di come alla Chiesa odierna non piaccia chi pensa prima ai propri parrocchiani”. Il riferimento ai migranti non è puramente casuale. Sul settimanale diocesano il vescovo bolla come “rozze” le affermazioni dell’esponente politico. E laddove Cesare Pianasso sottolinea di trovare “la scelta di allontanare don Luca francamente incomprensibile, visto l’affetto e la stima che ha saputo conquistarsi tra i suoi parrocchiani”, il vescovo Cerrato ribadisce che la “scelta” adottata non è affatto punitiva come è stato affermato ma è frutto di una decisione condivisa con il diretto interessato.

“Chi conosce anche solo minimamente le cose sa che la nomina di un amministratore parrocchiale – spiega – sia egli don Pastore o chiunque altro, non è per un tempo definito (i nove anni di nomina dei parroci), ma per quel periodo di tempo che il Vescovo ritiene opportuno in considerazione della vita di tutta la diocesi. Sarebbe conveniente usare correttamente i termini, e onesto informarsi se non li si conosce” e denuncia nel contempo le “indebite intromissioni” della politica nell’attività della Chiesa.

Dichiarazioni che hanno gettato altra benzina sul fuoco della polemica il senatore Cesare Pianasso in una nota stampa afferma: “Mi dispiace che il vescovo si sia adombrato per le critiche ricevute, ma io ho espresso il mio giudizio sulla questione, senza insultare nessuno, come invece ha preferito fare lui. Evidentemente certi uomini di Chiesa amano molto fare le prediche, ma gradiscono molto meno riceverle. E comunque, visto che si è tanto stupito dalla presunta ingerenza della politica nei fatti della Diocesi, vorrei ricordare al Monsignore le innumerevoli prese di posizione, che nulla hanno a che fare con l’esercizio sacerdotale, adottate da tanti religiosi in tutta la Penisola.

L’elenco purtroppo è infinito e testimonia una militanza politica di troppi religiosi che evidentemente hanno mal compreso quale sia il loro ruolo. Per cui, il vescovo potrà comprendere se di fronte ad un provvedimento che aveva tutta l’aria di una punizione, io, nella mia rozzezza, abbia osato esprimere un giudizio. In fondo, come soleva dire un famoso politico della Dc, molto vicino agli ambienti ecclesiastici, a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Il tempo dirà se avevo visto giusto, o meno”. La sensazione è che la vicenda non sia affatto finita qui.

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