Sparone: i dipendenti dell’ex Ims incrociano le braccia. In ballo c’è il posto di lavoro

Sparone Canavese

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22/03/2016

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Oggi hanno avuto luogo le assemblee. Fiom e Fim: "Sui licenziamenti annunciati, il Gruppo Tiberina deve fare in passo indietro"

All’esterno dello stabilimento ex Ims di Sparone, la tensione è palpabile. Oggi ha avuto luogo il primo sciopero delle maestranze indetto dalle Rsu unitarie. Lo stato di agitazione andrà avanti per tutta la settimana e in ambedue gli stabilimenti, anche se con diverse modalità: quello di Sparone e quello di Druento. La preoccupazione per la possibile perdita del posto di lavoro, angoscia i 230 dipendenti della Mtd, la società che fa parte del gruppo romano Tiberana, che dall’ex Ims aveva affittato il ramo d’azienda. Il fallimento della società rimette in discussione il contratto d’affitto.

Oggi hanno anche avuto luogo le assemblee dei lavoratori organizzate da Fiom-Cgil e Fim-Cisl: nel corso degli incontri sono state espresse con chiarezza le forti preoccupazioni per il futuro occupazione se la Mtd dovesse mantenere inalterata la strategia illustrata al curatore fallimentare e che prevede il licenziamento di 80 dipendenti su 230. Su questa nebulosa vicenda le Rappresentanze Sindacali Unitarie e le organizzazioni sindacali non hanno dubbi: “La piena contrarietà è stata espressa in maniera chiara nelle assemblee, al termine delle quali sono state dichiarate ulteriori iniziative di agitazione per chiedere al Gruppo Tiberina di fare un passo indietro rispetto ad una proposta drammatica dal punto di vista occupazionale”.

A Sparone i dipendenti incroceranno le braccia anche venerdì 25 marzo in attesa che l’assessore al Lavoro della Regione Piemonte Gianna Pentenero, convochi le parti in causa per cercare di individuare una soluzione che possa andare incontro alle esigenze dei lavoratori e, nello stesso tempo, a quelle della società. E’ innegabile che il drastico ridimensionamento della pianta organica dello stabilimento rappresenterebbe un altro grave colpo all’economica già impoverita della Valle Orco e minaccerebbe la sopravvivenza di decine di famiglie.

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