Settimo Torinese: è ancora grave al Cto la donna che si è data fuoco all’Inps, ma migliora lentamente

Settimo

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13/07/2017

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Il fratello: "Si sta risvegliando lo spirito guerriero che mia sorella possiede. Grazie a tutti per l'incoraggiamento e la solidarietà ". I medici stanno eseguendo gl'innesti di tessuto cutaneo sulle ustioni più gravi

Migliora lentamente, ma migliora Concetta Candido la donna di 47 anni di Settimo Torinese che, non ricevendo dall’Inps l’assegno di disoccupazione, martedì 27 giugno si è cosparsa il corpo con l’alcol etilico e si è stata fuoco a uno degli sportelli dell’ente previdenziale in corso Giulio Cesare a Torino. Le fiamme le hanno causato ustioni di terzo grado nel torace e sono quelli che i medici reputano siano i più gravi. Concetta Candido è ancora ricoverata al Centro Grandi Ustionati del Cto di Torino e i medici si sono ancora riservata la prognosi. La donna è ancora intubata e i sanitari stanno effettuando i delicatissimi interventi di ricostruzione del tessuto cutaneo della donna.

“I progressi continuano perché la guerriera che è in Concetta sta lottando. Concetta è sveglia ma non può ancora parlare a causa della tracheotomia, ma interagisce e cerca di comunicare – spiega il fratello con un comprensibile sollievo. E rivolgendosi al popolo del web che ha pubblicato centinai di post di solidarietà e incoraggiamento sul profilo Facebook di Concetta Candido -. Le ho letto un po’ dei messaggi di incoraggiamento e li ha apprezzati molto. Quando poi, andando via, l’ho lasciata dicendole che avrei salutato da parte sua Sara e Matteo, i suoi due nipotini, ha faticosamente mandato dei baci”.

La sua vicenda ha commosso l’Italia intera e ha risvegliato la coscienza di qualche esponente politico tanto che la presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini ha espresso il desiderio di incontrarla. Come afferma il fratello, Concetta è una guerriera e guarirà perché passato quel momento disperazione che l’ha portata a compiere quell’eclatante gesto di protesta.

Rimane il fatto che non bisognerebbe mai costringere le persone alla disperazione perché rimanere senza lavoro mina la dignità delle persone e il disinteresse delle istituzioni e degli enti previdenziali acuisce un disagio, psichico ed economico, spesso insopportabile.

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