San Giusto: ricordato nella villa del narcotrafficante Assisi il giudice Borsellino ucciso dalla mafia

San Giusto Canavese

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19/07/2019

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Il 19 luglio di 27 anni fa un'autobomba uccise il giudice e la sua scorta. Il presidente della Regione Cirio: "È nostro dovere ricordare, ma anche vigilare ed agire". Presente anche Giancarlo Caselli

Venerdì 19 luglio alle 12,30 si è svolto il sopralluogo del presidente Alberto Cirio e della Giunta regionale, nel giorno in cui 27 anni fa il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta persero la vita a Palermo nella strage di via d’Amelio, nella villa di San Giusto Canavese confiscata nel 2011 alla mafia: l’immobile era infatti appartenuto a Nicola Assisi, narcotrafficante di primissimo piano arrestato lo scorso 8 luglio in Brasile dopo anni di latitanza, e aspetta ancora di essere sanificata e restituita alla collettività dopo essere stata liberata dai familiari di Assisi solo a marzo dello scorso anno e dopo che ignoti hanno cercato di farla saltare in aria, causando ingenti danni agli interni.

Erano presenti anche il prefetto di Torino, Claudio Palomba, il presidente del Consiglio regionale, Stefano Allasia, il presidente onorario di Libera, Gian Carlo Caselli, e Maria Josè Fava, referente di Libera Piemonte e membro dell’Ufficio di presidenza nazionale. Le immagini

“Non si deve perdere tempo nell’immaginare una destinazione di utilizzo per questo immobile e nel reperimento dei fondi necessari – ha dichiarato Cirio – La Regione sarà al fianco di Libera e delle istituzioni affinché questa villa simbolo possa essere al più presto restituita al territorio, dandole nuova vita e dignità, perché si tratta di un monumento alla democrazia. La nostra presenza è un modo con cui il nuovo Governo regionale testimonia che vuole dedicare grande attenzione alla legalità e alla lotta alla mafia”.

“Il 19 luglio e il 23 maggio sono date che segnano una ferita aperta per il nostro Paese – ha aggiunto Cirio – Sono trascorsi 27 anni dagli attentati in cui persero la vita Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. È nostro dovere ricordare, ma anche vigilare ed agire”.

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