San Giusto Canavese: la morte del capitano Alessandro Dotto rischia di rimanere senza risposte

San Giusto Canavese

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14/05/2016

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Il pilota perse la vita, insieme ad altri tre colleghi, in un'esercitazione nel cielo marchigiano. Cinque gli ufficiali indagati, ma la procura di Ascoli Piceno ha chiesto l'archiviazione dell'inchiesta

I piloti che persero la vita nel tragico scontro tra due Tornado dell’Aeronautica militare italiana il 19 agosto 2014, avvenuto durante un’esercitazione, furono quattro. Per quelle morti furono cinque gli ufficiali indagati dalla procura di Ascoli Piceno. La stessa procura che, dopo quasi due anni, ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta. Quel tragico mattino, nel cielo marchigiano, persero la vita quattro piloti: i capitani Mariangela Valentini, Alessandro Dotto (31 anni di San Giusto Canavese), Giuseppe Palminteri e Paolo Piero Franzese.

Sono ancora sconosciute le cause che determinarono lo scontro tra i due aerei militari, decollati dalla base aerea di Ghedi, in provincia di Brescia. Il capitano Alessandro Dotto era originario di San Giusto Canavese, il paese dove ancora abita la famiglia. Sotto inchiesta finirono il colonnello  Andrea Di Pietro, comandante dello Stormo, il maggiore Bruno Di Tora, comandante del 154° Gruppo, il maggiore Fabio Saccotelli, il capitano Alessio Arpini e il capitano Massimiliano Rizzo. La drammatica e improvvisa comparsa di Alessandro Dotto sconvolse il centro abitato di San Giusto Canavese dove era conosciutissimo non soltanto per la sua passione per il volo, ma anche per la sua cordialità, la sua semplicità. Il fatto di essere un “Top Gun” non gli aveva fatto montare la testa e per questo tutti lo ammiravano, anche i genitori Linetta e Lino che all’inizio non avevano condiviso la sua scelta di frequentare l’Accademia dell’Aeronautica.

Alessandro Dotto non abitava più in paese da anni perché, a causa del servizio, si era dovuto trasferire nei pressi della base miliare di Ghedi nel Bresciano, ma appena poteva tornava a San Giusto Canavese per riabbracciare la famiglia e gli amici. Lo si poteva trovare nel bar-caffetteria “Dolce Luna” gestito dai genitori. Sempre pronto alla battuta e allo scherzo. E adesso la sua morte e quella dei tre colleghi rischia di rimanere senza risposte, a dispetto del fatto che i periti incaricati dalla magistratura di analizzare i resti dei due aerei e tutti di dati relativi alle comunicazioni intercorse tra la base e i piloti, avevano espresso a suo tempo pesanti critiche sull’operato dei cinque ufficiali indagati.

I legali dei quattro piloti deceduti non si rassegnano e si opporranno legalmente alla richiesta di archiviazione dell’inchiesta. In sostanza, escludendo la responsabilità degli ufficiali in servizio nella base a terra, si punterà sulla fatalità. Una prospettiva che non piace a nessuno dei legali che assistono le famiglie delle vittime che evidenziano come la procura non abbia tenuto in nessun conto le osservazioni degli esperti che aveva nominato. Gli avvocati assicurano che faranno di tutto per evitare che questa tragedia del cielo entri a far parte del lungo elenco dei misteri italiani.

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