Rogo a Belmonte: l’80% dei castagni e il 60% delle querce scottati dal fuoco moriranno entro un anno

Belmonte

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04/04/2019

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Per analizzare con il maggior dettaglio possibile le condizioni attuali e monitorare le dinamiche di sopravvivenza e sviluppo della vegetazione, si è attivata una proficua collaborazione tra l’Ente di Gestione dei Sacri Monti e la Squadra Sapr del Corpo Militare speciale ausiliario dell’Esercito Italiano A.c.i.s.m.o.m., che prevede l’utilizzo di sofisticati droni attrezzati con sensori e telecamere

L’incendio che la scorsa settimana ha devastato la Riserva Speciale del Sacro Monte di Belmonte, sito Unesco dal 20013 ha percorso 195 ettari. I rilevi effettuati a terra non sono confortanti: si ipotizza che più dell’80% dei castagni scottati da fuoco morirà entro il primo anno e la stessa sorte toccherà a circa il 60% delle querce presenti sulle superfici percorse da incendio. Ciò significa che il patrimonio arboreo più stabile e più prezioso dei boschi del promontorio di Belmonte verrà ridotto drasticamente.

Questo incendio rappresenta drammaticamente uno degli eventi più traumatici mai subiti dal territorio della Riserva. Per questo motivo non è semplice prevedere l’evoluzione che subiranno i soprassuoli, in quanto tutte le osservazioni sino ad oggi condotte dall’Ente di gestione si riferiscono al passaggio di fronti di fiamma meno intensi, più veloci e che danneggiavano in modo diverso e più moderato la componente arborea. Risulta quindi molto importante, anche per la messa a punto degli interventi di ripristino e di gestione futura del territorio, monitorare nel tempo le effettive dinamiche di evoluzione delle cenosi forestali colpite.

Per analizzare con il maggior dettaglio possibile le condizioni attuali post incendio e monitorare le dinamiche di sopravvivenza e sviluppo della vegetazione, si è attivata una proficua collaborazione tra il Settore gestione del territorio dell’Ente di Gestione dei Sacri Monti e la Squadra Sapr del Corpo Militare speciale ausiliario dell’Esercito Italiano A.c.i.s.m.o.m., che prevede l’utilizzo di sofisticati droni attrezzati con sensori e telecamere per le attività di rilievo e monitoraggio del territorio. La sinergia nasce dal fatto che il Corpo Militare ha un assetto dotato di tali strumenti tecnologici ed ha personale altamente formato per il sorvolo in remoto anche a grandi distanze dal punto di partenza.

L’attività sperimentale è servita per verificare nel dettaglio il perimetro dell’incendio, identificando al contempo le isole di territorio che non hanno subito i danni del fuoco presenti eventualmente all’interno del perimetro. I droni hanno consentito di mappare nel corso della stagione vegetativa l’esistenza e l’evoluzione dell’attività vitale delle piante arboree all’intero delle superfici percorse da incendio e consentiranno di monitorare nel corso delle due prossime stagioni vegetative l’evoluzione del soprassuolo in termini di sopravvivenza della parte arborea danneggiata da incendio.

L’utilità di questi studi è duplice: in primo luogo consente di elaborare mappe dettagliate delle differenti intensità del danno subito dalle superfici boscate percorse da incendio, in modo da progettare in modo più mirato gli interventi di ricostruzione e ripristino realizzabili nei prossimi anni e, in secondo luogo testare le potenzialità dell’uso degli aeromobili per il rilevamento ed il monitoraggio del territorio. I droni serviranno anche a verificare in modo complessivo, nel corso delle prossime stagioni, lo svilupparsi di eventi franosi anche di piccola entità, che sarebbe difficile scoprire solo con rilevamenti a terra.
L’Ente e il suo staff tecnico è intenzionato ad allargare la sperimentazione metodologica anche all’elaborazione dei dati immagine, addivenendo ad una loro integrazione all’interno degli strumenti del Sito Informativo Territoriale messo a punto dal Settore gestione del territorio. Non ultimo si ritiene di sperimentare l’uso dei droni per verificare in modo complessivo, nel corso delle prossime stagioni, lo svilupparsi di eventi franosi anche di piccola entità, che sarebbe difficile scoprire solo con rilevamenti a terra. Gli aeromobili verranno utilizzati periodicamente anche per il monitoraggio e il controllo della riserva. L’avvio di questa sperimentazione costituisce un esempio di sinergia e di collaborazione virtuosa tra enti.

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