Rivarolo Canavese: condannato a tre anni e cinque mesi per un’estorsione da 190 euro

Rivarolo Canavese

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07/07/2016

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L'uomo si era avvalso dell'aiuto di un complice condannato a sua volta con il rito abbreviato a 2 anni e quattro mesi. La difesa aveva chiesto la derubricazione del reato

Aveva estorto 190 euro a un’imprenditore di Rivarolo e per aver compiuto il reato e dovrà scontare tre anni e cinque mesi di reclusione. Tommaso Verdoliva, 41 anni, residente a Rivarolo Canavese, difeso dall’avvocato Mauro Bianchetti, è stato condannato al termine dell’udienza presieduta dal giudice monocratico del Tribunale di Ivrea Marianna Tiseo che si è svolta nella mattinata di ieri. La vicenda risale al mese di luglio del 2012 e vi aveva preso parte un altro rivarolese, Gabriele Galletti, 26 anni, che ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato ed è stato condannato a due anni e quattro mesi di reclusione.

Quest’ultimo si era presentato all’imprenditore vantando un credito di 190 euro e per esigerne il pagamento aveva a più riprese fatto ricorso a minacce formulate a voce e tramite sms. Secondo l’accusa, per fare in modo che l’uomo pagasse, Galietti si era avvalso dell’aiuto di Verdoliva.

Il 10 luglio 2012 i due convocarono la vittima in un locale di Rivarolo dove avrebbe dovuto avvenire il pagamento dell’estorsione. I due uomini si presentarono all’appuntamento armati con un cavo dall’anima d’acciaio e di un manganello telescopico. L’imprenditore consegnò loro 100 euro, promettendo di pagare il resto più avanti. L’accordo è stretto, ma quando uscirono dal locale si trovarono di fronte i carabinieri che li arrestarono.

Nel corso dell’udienza l’avvocato Bianchetti ha sostenuto che quella modesta cifra in realtà altro non era altro che un debito che il suo assistito aveva rilevato da un’altro soggetto e che, quindi la sua richiesta era una legittima pretesa. In qusto comntesto il legale ha chiesto al giudice che il reato di estorsione venisse derubricato in esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Lo scopo era quello di ottenere una condanna più mite. Il giudice ha accolto in parte le richieste della pubblica accusa (che aveva richiesto una condanna a cinque anni e la contestazione anche del reato di porto d0armi atte a offendere) e ha emesso il verdetto. Tre anni e cinque mesi e il versamento di una multa di tremila euro.

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