RivaBanca, l’ex Dg Naretto puntualizza: “Nessuno mi ha chiesto di restare fino alla fusione”

Rivarolo Canavese

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18/03/2017

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Il direttore generale dimissionario avrebbe dovuto lavorare fino al 30 aprile, ma la banca ha preferito rinunciare al preavviso e lo ha lasciato a casa dal 31 gennaio, sostituendolo con un ex dipendente della Banca d'Alba

Sulla paventata fusione di RivaBanca con la Banca d’Alba si contrappongono due schieramenti: un consiglio di amministrazione deciso a perseguire la strada della fusione per incorporazione con Banca d’Alba prima dell’estate e un Comitato per il No, denominato Comitato per la Continuità di Rivabanca, che sostiene a spada tratta la necessità di mantenere viva la presenza dell’istituto di credito cooperativo che ha aperto i battenti, dopo tre anni di gestazione, soltanto poco più un anno e mezzo fa.

Gianni Desiderio, presidente di RivaBanca, affiancato dal nuovo direttore generale Franco Biglino, già dipendente della Banca d’Alba, è impegnato nel partecipare ad alcuni incontri pubblici per spiegare ai soci le ragioni per le quali ritiene opportuna la fusione. Dopo Bosconero e Castellamonte, l’altro ieri sera è toccato a Rivarolo. L’incontro si è svolto nella Sala Lux e nel corso del dibattito alcuni soci hanno toccato toccato il tema delle dimissioni del direttore generale Bernardino Naretto. In quell’occasione il presidente di RivaBanca Gianni Desiderio, nel ringraziare pubblicamente l’ex direttore generale per il gran lavoro svolto, ha sottolineato come sia stato l’interessato a presentare le dimissioni volontarie nonostante il consiglio di amministrazione gli avesse chiesto di rivestire il suo ruolo fino alla fusione.

Su questo argomento giunge puntuale la precisazione dell’ex direttore generale di RivaBanca Bernardino Naretto: “Ritengo opportuno precisare che sono stato nominato direttore generale di RivaBanca l’11 aprile 2013. Il 19 gennaio 2017, ho presentato le mie dimissioni con tre mesi di preavviso come prevede il contratto, per motivazioni legate alla mia posizione contraria rispetto al progetto di fusione”. E qui le cose si complicano: “Il 23 gennaio 2017 Mario Musso della direzione generale di Banca d’Alba in una email ha avanzato la proposta che il mio ultimo giorno di lavoro fosse il 31 gennaio 2017 e non il 30 aprile – spiega Bernardino Naretto -. Il 23 gennaio in risposta, ho confermato alla direzione generale di Banca d’Alba la ‘volontà’ di lavorare fino al 30 aprile e cioè fino alla scadenza contrattuale. Il 24 gennaio mi è stata consegnata la lettera ufficiale a firma del presidente del Cda di RivaBanca nella quale mi si comunicava che le dimissioni avrebbero avuto effetto al 30 aprile 2017, ma che il rapporto di lavoro veniva sciolto al 31 gennaio 2017 con rinuncia al preavviso da parte dell’azienda. Questo è quanto”.

L’ultimo incontro tra il presidente Desiderio con i soci avrà luogo a Rivara. La decisione finale sul progetto di fusione o sulla continuità territoriale dell’istituto di credito cooperativo canavesano, spetterà alla prossima assemblea dei soci in programma per il prossimo mese di maggio.

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