Piemonte e Canavese, l’Uncem lancia l’allarme: “Le valli rimarranno presto senza medici”

04/08/2019

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Incontro tra l'assessore regionale alla Sanità Luigi Icardi e i sindaci: Senza incentivi e anche con opportuni obblighi fatti di premialità, i sanitari sempre più spesso rinunceranno ad aprire studi nei Comuni montani, spostandosi a valle

Quello che fino a ieri era un problema, oggi è divenuto un’emergenza: le valli piemontesi rischiano di rimanere senza medici. L’Assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Luigi Genesio Icardi, ha incontrato a Verduno i sindaci del Monregalese, guidati da Paolo Bongiovanni, primo cittadino di Roccaforte Mondovì. All’incontro, all’interno del nuovo ospedale, hanno partecipato anche il sindaco di Priero Alessandro Ingaria per Uncem e per Anci il vicepresidente Michele Pianetta, Vicesindaco di Villanova Mondovì.

Al centro del dialogo tra Icardi e gli Amministratori locali il complesso tema relativo alla mancanza di medici di base e di pediatri nelle zone montane. Una problematica che investe anche le “terre alte” canavesane. Era stata proprio Uncem due anni fa a chiedere sul fronte un intervento della politica nazionale e regionale, attraverso l’ex Assessore Antonio Saitta.

Definire incentivi per i medici che tengono aperti studi nelle alte valli, nei Comuni più interni, oggi è consentito dal Decreto Calabria. Uncem, con il sindaco Ingaria, ha chiesto all’Assessore Icardi di dare attuazione alla norma nazionale all’interno del Contratto integrativo regionali per i medici, che segue a quello nazionale appena approvato. Senza incentivi e anche con opportuni obblighi fatti di premialità, i medici sempre più spesso rinunceranno ad aprire studi nei Comuni montani, spostandosi a valle. Un’emergenza denunciata in diverse aree appenniniche e alpine.

Non solo il problema dei medici che mancano. Uncem ha sottoposto all’Assessore Icardi un articolato documento che prevede – per migliorare i servizi nelle aree montane – di proseguire il percorso fatto finora in Piemonte unendo “infermieri di comunità”, “case della salute” (oltre 70 quelle attive), piazzole per l’atterraggio anche in notturna dell’elisoccorso (120 funzionanti finora).

“Il modello piemontese – commenta il presidente Uncem Marco Bussone – è diventato già un modello nazionale, con le ‘comunità di pratica’ dove si intrecciano welfare e sanità, con un’attenzione specifica alle cronicità, vero problema nelle aree montane. Ringrazio, insieme con il presidente Uncem Piemonte Lido Riba e tutti i sindaci, l’Assessore Icardi per l’attenzione alla mancanza di medici di base e per l’impegno dimostrato. Ora aspettiamo atti concreti”.

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