Pellegrini francesi accolti e ospitati dalla parrocchia di San Francesco Benne di Oglianico

20/08/2019

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Giorgio Cortese: "Che bella esperienza trovarsi in estate, dei pellegrini smarriti che bussano alla porta e che trovano ospitalità dal Gruppo Ricreativo di San Francesco Benne che li hanno rifocillati ed ospitati per una notte"

Nella giornata di domenica 18 agosto dei pellegrini francesi diretti verso Torino, dopo aver soggiornato alcuni giorni nella parrocchia di Rivarolo Canavese, hanno smarrito la strada e alle 21,00 sono arrivati a San Francesco Benne di Oglianico nella ridente campagna del Canavese. Questi pellegrini accompagnati da un parroco fanno parte di una comitiva più grande composta da 4 sacerdoti, una suora ed un frate, provenienti da Parigi diretti a Roma che a Bergamo hanno perso i contatti con il resto della comitiva. Che bella esperienza trovarsi in estate, dei pellegrini che bussano alla porta e che trovano ospitalità dal Gruppo Ricreativo di San Francesco Benne che li hanno rifocillati ed ospitati una notte e poi la collaborazione di Don Gianni che ha permesso la celebrazione della S. Messa in questa bella chiesa di campagna.

In questa estate dove si susseguono gossip e notizie di crisi governativi, il trovare questa bella notizia rallegra l’animo. Questi pellegrini provenienti dalla Francia ci ricordano le nostre origini cristiane di dare ospitalità allo straniero. La parola pellegrino deriva da un’espressione latina, peregrinus, straniero. Chi effettua il pellegrinaggio si reca, infatti in luoghi sconosciuti o comunque che non soliti vivere cercando ospitalità cristiana lungo il percorso. I soci del GRSB, gli hanno gli hanno dato ospitalità per una notte, rifocillati per il loro cammino. Il dovere dell’ospitalità è il muro maestro della civiltà occidentale, e l’ABC dell’umanità buona che molto spesso ci si dimentica. Pensate che già nel mondo greco prima del Cristianesimo il forestiero era portatore di una presenza divina e sono molti dei nei miti degli antichi greci che assumono le sembianze di stranieri di passaggio e anche nella Bibbia.

In italiano è bello che la parola ospite si riferisce sia a colui che ospita e colui che è ospitato. I nostri nonni quando ospitavano qualcuno nelle stalle e nei fienili non gli chiedevano né il nome né l’identità, perché era sufficiente trovarsi di fronte a uno straniero in condizione di bisogno affinché scattasse la grammatica dell’ospitalità. Questo episodio è un buon antivirus all’inumanità dilagante che la reciprocità delle relazioni d’accoglienza è alla base della convivenza pacifica tra le persone ed i popoli.

A San Francesco Benne di Oglianico il GRSB ha fatto suo quel detto della Bibbia di non dimenticare mai l’ospitalità perchè alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo.

Giorgio Cortese

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