Omicidio Rosboch: il Gip di Ivrea ha deciso che Caterina Abbatista dovrà rimanere in carcere

Ivrea

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01/06/2016

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Rigettata l'istanza di scarcerazione avanzata dai legali della madre di Gabriele, perchè la donna non avrebbe detto la verità sui suoi spostamenti il giorno in cui Gloria venne uccisa

Il Gip di Ivrea Stefania Cugge ha deciso: Caterina Abbatista, 45 anni, madre di Gabriele Defilippi, uno degli assassini della professoressa castellamontese Gloria Rosboch, resterà in carcere. Il giudice per le indagini preliminari ha nuovamente rigettato l’istanza di scarcerazione presentata dai difensori dell’ex operatrice sanitaria Matteo Grognardi ed Erica Gilardino. La prima istanza era stata respinta la scorsa settimana, perché la copia della richiesta non era stata notificata ai legali della famiglia Rosboch. La procura di Ivrea era contraria alla scarcerazione della donna perché, a giudizio dei magistrati, non avrebbe mai raccontato la verità sui suoi spostamenti compiuti il 13 gennaio, il giorno in cui l’insegnante è stata barbaramente trucidata da Gabriele Defilippi (22 anni) e dall’ex amico e amante Roberto Obert (54 anni).

Intanto si sta ancora indagando sulla destinazione dei 187mila euro che Gabriele si era fatto consegnare da Gloria Rosboch, prospettandole un radicale cambio di vita in Costa Azzurra. Secondo gl’inquirenti, parte della somma, potrebbe essere finita in Lussemburgo, lo stesso Paese al quale la procura ha richiesto la rogatoria internazionale. Questa mattina, alla 10,30, alla scuola media “Cresto” di Castellamonte, si è svolta la commovente cerimonia durante la quale è stata dedicata la sala insegnanti a Gloria Rosboch. Accanto allo stipite della porta d’ingresso è stata apposta una targa in ceramica realizzata dagli studenti del Liceo Arstistico “Felice Faccio” di Castellamonte dove è stata inciso il nome della professoressa di francese, che si occupava del sostegno agli alunni diversamente abili. All’evento hanno  preso parte oltre ai famigliari, il sindaco di Castellamonte Paolo Mascheroni, il parroco don Angelo Bianchi, il procuratore capo Giuseppe Ferrando, titolare delle indagini giudiziarie.

Alcuni colleghi dell’insegnante scomparsa e diversi studenti hanno ricordato, con toccanti testimonianze, la figura di una donna che credeva in un vita migliore e invece ha trovato un’orribile morte soltanto per aver chiesto che le venissero restituiti i risparmi di una vita.

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