In montagna il cellulare non riceve il segnale. L’Uncem: “Se ne occupi con urgenza il Parlamento”

16/08/2019

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Il presidente dell'Unione delle Comunità Montane ritorna su una problematica che rende molto più difficoltosa la vota nelle Terre Alte. Marco Bussone, presidente nazionale dell'Uncem afferma: "Si utilizzino i fondi comunitari per fare in modo che la copertura del segnale sia omogenea in tutto il territorio nazionale"

Centinaia di migliaia di persone che in questi giorni si trovano in montagna sanno di cosa si tratta: zero tacche (o quasi) sul cellulare. Telefonare è un’impresa, figurarsi navigare in rete. A lanciare l’allarme è l’Uncem, a livello regionale, ma anche nazionale, descrivendola come “una gravissima emergenza del Paese: la mancanza di segnale per la telefonia mobile”. Già nel mese scorso, l’unione dei comuni montani ha avviato una mappatura delle aree non coperte, chiedendo ai Comuni di segnalare zone dove il segnale non c’è. Un’operazione che si concluderà il 9 settembre. Duecento le segnalazioni già pervenute dagli enti locali. E anche da privati.

“Abbiamo sempre detto che non poter telefonare è una emergenza grave che viene prima della mancanza di fibra ottica e wifi per internet – spiega Marco Bussone, presidente nazionale Uncem – Perché è prima di tutto una questione di sicurezza, in montagna e non solo. Le compagnie telefoniche ci dicono di coprire il 95 per cento della popolazione. Peccato che il restante 5 per cento viva nel 15 per cento del territorio del Paese. E questa ultima percentuale raddoppia se aggiungiamo aree sopra i 1.500 metri di altitudine dove non vi sono paesi, insediamenti. È gravissimo nessuno se ne occupi. Qualche interrogazione in Parlamento, ma il Governo non se n’è mai occupato nonostante le nostre segnalazioni”.

Le ultime due, da parte di Uncem, un mese fa, al Ministro Lezzi al tavolo del Cobul (Comitato Banda ultralarga) e al Ministro Stefani al tavolo degli Stati generali della montagna. Tre le richieste avanzate: lo Stato deve obbligare gli operatori privati ad ampliare le aree coperte, anche grazie all’arrivo del 5G e ad altre moderne tecnologie. Siamo consapevoli che il limite emissivo, tra i più contenuti in Europa, obbliga di fatto gli operatori a installare più impianti per coprire il territorio. Ma tutta l’Italia deve essere coperta. In secondo luogo, AgiCom deve permettere ai Comuni che vogliono di acquistare ripetitori, installarli e inserirli sulla rete. Anzi, Uncem ritiene questo fronte vada urgentemente percorso, superando l’inefficace azione delle telco. Proprio come avvenuto per la banda ultralarga: valutato che in molte aree gli operatori privati non investono, Bruxelles ha autorizzato l’uso di fondi comunitari per il Piano nazionale Bul. Così – ed è il terzo punto sottoposto da Uncem al Governo e a molti Parlamentari – deve essere per la telefonia mobile nella nuova programmazione 2021-2027: individuare sui Por Fesr delle risorse economiche per i ripetitori telefonici.

“Solo in questo modo, con questi tre fronti di lavoro, si risolve il problema del 30 per cento del Paese senza copertura, senza segnale – evidenzia Bussone – La nostra mappatura intanto va avanti. Uncem la sottoporrà a Governo, Parlamento, Regioni e poi agli operatori di telefonia. La manderemo anche al Presidente della Repubblica che non smette di richiamare la politica all’attuazione delle norme vigenti per aree interne, montane e piccoli Comuni. Come la legge 158/2017, che parla anche di superamento del divario digitale e telefonia mobile. Inapplicata, finora. Gravissimo. Come è grave che chi sale nelle valli alpine e appenniniche debba inseguire il segnale che gli operatori non hanno portato o non hanno ripristinato perché troppo oneroso e poco remunerativo. Una presa in giro per milioni di Italiani, diritti di cittadinanza che vengono meno. Non possiamo permetterlo”.

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