L’OPINIONE: GRAZIE AL GRANDE CUORE ALPINO CUORGNATESE

Cuorgnè

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25/09/2016

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L’Ana è nata come associazione di combattenti e reduci nel 1919: col passare del tempo ha assunto un carattere diverso,  da raduno di reduci, ma un costante impegno sociale e civile, fino ad oggi, quando è protagonista nell’impegno sociale e nella solidarietà. Credo che la gente ami gli alpini  perché li sente uguali a sé, un corpo militare che si è evoluto con caratteristiche di umanità e di identità molto forti, senza militarismo, ma con valori militari applicabili anche alla vita civile. Inoltre c’è la componente regionale: un alpino è anche e soprattutto un “compaesano”, uno spirito di corpo generato  dalle comuni origini.

La sezione di Cuorgnè è esempio di grande cuore di solidarietà  e di impegno nel sembrare di rendere semplice un’organizzazione di un evento di questa portata che invece ha chiesto un grandissimo impegno. Nel  86º anniversario di fondazione il Gruppo Alpini di Cuorgnè ricorda il Centenario della morte del Generale Giuseppe Perrucchetti, considerato il padre degli Alpini.

Nato a Cassano d’Adda il 13 luglio 1839, morì nella sua residenza a Cuorgnè il 5 ottobre 1916. Dall’atto della loro fondazione ufficiale il 15 ottobre 1872  gli alpini sono divenuto i protagonisti di tutti i grandi eventi dell’Italia, sia in pace che in guerra, da sentinelle del neonato Regno d’Italia ne sono divenuti il cuore solidale, sono la prima protezione civile  dal terremoto del Friuli  sino ad oggi.

Essere alpino oggi è quello di porre il noi davanti al mio piccolo egoistico io. Con gli alpini il mio animo si rigenera per la positiva bellezza dello stare insieme e l’entusiasmo di lavorare in silenzio per gli altri, dando sempre l’esempio che la vera forza è costituita dall’unione. E  lo stile alpino è un fermento della nostra società che opera per il bene di tutti.

Grazie alpini di  Cuorgnè, grazie per il Vostro grande cuore: mi fate ricordare che l’alpino, giovane o vecchio che sia, è un uomo che ha imparato a mettere al primo posto gli altri. Grazie di cuore.

Giorgio Cortese

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