La tempesta delle presunte false pensioni di invalidità investe Salassa e Ivrea

Salassa

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02/10/2015

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Il Comune di Salassa evidenzia la professionalità dell'impiegata in pensione. Sul caso indagano i carabineri del Nas

L’inchiesta avviata dalla procura di Torino sulle presunte false pensioni di invalidità concesse a migliaia di dipendenti pubblici, approda anche in Canavese. Nel mirino degli investigatori è il caso considerato “sospetto” di un’impiegata al comune di Salassa sul quale stanno attualmente indagando i carabinieri del Nucleo Operativo antisofisticazioni. Il fatto: la donna ha lavorato per anni alle dipendenze del municipio. Nell’estate dello scorso anno, viene sottoposta ad un intervento chirurgico. Segue la degenza, la mutua e la dichiarazione di inabilità al lavoro. Dopo l’intervento subito la dipendente non è più rientrata al lavoro e avrebbe ottenuto la pensione di invalidità. E c’è di più: l’inabilità al lavoro riscontra dalla commissione medica riguarda la tipologia della mansione svolta in municipio.

Una circostanza che è oggetto di controlli incrociati da parte degli inquirenti. In indagini sono appena all’inizio e quasi sicuramente riguarderanno altri comuni canavesani. E’ da sottolineare il fatto che l’inchiesta avviata dalla procura di Torino era partita da una segnalazione riguardante un’insegnante del liceo “Botta” di Ivrea la quale dopo una pallonata ricevuta da alcuni studenti durante le ore di lezione,  si era assentata dal lavoro per alcuni mesi. Da allora non era più rientrata in servizio e percepisce la pensione già da alcuni anni. In Comune a Salassa sottolineano la professionalità dell’impiegata che non è stata sostituita perché il patto di stabilità non consente all’ente di effettuare altre assunzioni.

La procura torinese sta attualmente esaminando tremila pratiche di invalidità, ovvero quelle vagliate dal medico dentista Enrico Quaglia e del presidente della commissione medica di verifica del ministero dell’Economia e delle Finanze, Enrico Maggiore. A coordinare le indagini sono i pm Laura Longo e Gianfranco Colace. Le accuse contestate ai due medici finiti in carcere, sono quelle di truffa, falso e corruzione. Altri otto medici risultano iscritti nel registro degli indagati sempre in relazione allo scandalo delle pensioni facili. E non è finita qui.

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