Ivrea: paziente si dà fuoco nel reparto psichiatrico. Assolti un medico e due infermieri

Ivrea

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01/04/2016

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I sanitari erano accusati di lesioni personali colpose e di omessa sorveglianza, La pubblica accusa aveva chiesto una condanna a dieci mesi per i tre imputati

L’accusa era di lesioni personali colpose e omessa sorveglianza nei confronti di una paziente di 43 anni che, l’otto gennaio del 2009, riportò gravi ustioni dopo aver tentato di dare fuoco con un accendino alle coperte e alle cinghie che facevano in facevano in modo che la donna rimanesse immobile nel lettino di contenimento. Dopo il rinvio a giudizio si è passati al processo. E al termine del procedimento penale, il giudice ha assolto per non aver commesso il fatto Primo Marras, 44 anni, medico in servizio all’ospedale e gli infermieri Fabio Alessandro Cappuccio, 44 anni, residente e Ivrea e Caterina Pagliani, 40 anni.

L’episodio ebbe luogo nel repartino psichiatrico dell’ospedale di Ivrea dove una donna era stata ricoverata perchè sofferente di un grave disturbo bipolare. Constatata l’aggressività della donna, i sanitari avevano fatto ricorso al TSO, il trattamento sanitario obbligatorio. Per quella ragione la paziente era stata legata, con l’ausilio di alcune cinghie, ad un lettino di contenimento in dotazione al reparto. Qualche ora dopo il ricovero la donna cercò di liberarsi con il tentativo di appiccare il fuoco alle cinghie e al materasso. A salvarla fu la prontezza di riflessi di due infermieri, ma nel frattempo la donna aveva riportato serie bruciature ad entrambe le gambe. La paziente in seguito a quell’episodio fu costretta a sottoporsi a lunghe e complesse cure dermatologiche e a delicati interventi chirurgici di ricostruzione plastica.

Il pubblico ministero aveva chiesto una pena di dieci mesi di reclusione mentre l’avvocato di parte civile aveva richiesto 350 mila euro di risarcimento. Il giudice Ludovico Morello non ha accolto le richieste della pubblica accusa e ha emesso la sentenza di assoluzione, anche se rimane da chiarire per quale ragione la paziente si trovasse in possesso di un accendino.

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