Ivrea, infermiere condannato a due anni di reclusione con l’accusa di aver raggirato due pazienti

Borgomasino

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11/12/2015

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L'uomo era accusato di circonvenzione d'incapace e si era fatto intestare un alloggio e alcuni conti correnti. Assolti, invece, gli altri tre imputati

Era stato accusato di circonvenzione d’incapace. E l’altro ieri è stato condannato dal giudice del tribunale di Ivrea Ludovico Morello a due anni e tre mesi di reclusione, la confisca e la restituzione di denaro per un importo totale di 113 mila euro. Questa è la pena inflitta all’infermiere Alberto Bronzolo, 52 anni, residente a Ivrea. Secondo l’accusa l’uomo avrebbe circuito due paziente, madre e figlia, entrambe ricoverate nella casa di riposo di Borgomasino.

L’infermiere, difeso dall’avvocato Ferdinando Ferrero, dovrà anche risarcire i danni morali e materiali alle due donne che si sono, a suo tempo costituite parte civile. Assolti, invece, gli altri tre imputati: con l’infermiere nel processo di primo grado erano finiti alla sbarra anche Antonietta Crepaldi, 56 anni, difesa dall’avvocato Scolari, Maritza Castillo Guillen, 38 anni residente ad Azeglio e dipendente della struttura assistenziale, rappresentata dall’avvocato Fiorenza Ferrer e Giorgio Petitti, difeso dall’avvocato Cellerino, medico di base a Strambino e accusato di falsità ideologica in certificati. Il giudice ha assolto i tre imputati: Castilli e Crepaldi per non aver commesso il fatto e il medico Petitti perché il fatto non costituisce reato.

La vicenda copre un arco temporale di due anni, tra il 2009 e il 2011: in quel periodo sia la madre che la figlia erano ricoverate nella casa di riposo di Borgomasino. Il castello accusatorio si basava sul fatto che l’infermiere fosse riuscito a carpire la buona fede delle donne, approfittando del loro stato di disagio psichico, facendosi intestare un appartamento e alcuni conti correnti.

A presentare denuncia erano stati i vertici della struttura sanitaria. La confidenza tra la donna più anziana e l’infermiere era così stretta da suscitare più di un sospetto. Sulla vicenda, in seguito alla denuncia avevano indagato i carabinieri e l’altro ieri mattina, si è giunta alla sentenza di primo grado.

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