Ivrea, fine settimana da incubo in carcere tra aggressioni, incendi e tentati suicidi

Ivrea

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22/05/2017

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Duro l'Osapp, il sindacato autonomo della polizia penitenziaria: "Per l’istituto di Ivrea è innegabile l’esigenza di verificare, da subito, la gravissima situazione riferita all’organico di polizia penitenziaria"

Non c’è pace per il carcere di Ivrea: ancora una volta questo fine settimana appena trascorso si sono verificati nell’ordine un incendio, un’aggressione e un tentato suicidio. Non c’è settimana ormai che non accada qualcosa che riporta alla ribalta della cronaca episodi che sono gravi e inspiegabili. Questa la cronaca di un fine settimana davvero di fuoco: nella serata di sabato 20 maggio un detenuto ventenne di origine marocchina, in cella con l’accusa di ricettazione e di altri reati ha appiccato il fuoco al materasso della cella usando il fornellino in dotazione. In pochi minuti un denso fumo ha invaso l’intero braccio del carcere. E’ grazie all’intervento di un agente di polizia penitenziaria che nonostante fosse solo ha salvato il giovane che, nel frattempo, si era richiuso in bagno e giaceva a terra semi-svenuto.

E ancora: domenica 21 maggio, un agente di polizia penitenziaria è stato aggredito, senza alcuna ragione che potesse scatenare una reazione violenta, da un uomo di origine italiana. L’aggressore si trova in carcere con l’accusa di rapina e altri reati.  A soccorrere l’agente ferito da un violento pugno sferrato al volto. E non è tutto: nella mattinata di domenica , intorno all’ora di pranzo un detenuto straniero ha cercato di togliersi la vita con un rudimentale cappio realizzato con un lenzuolo legato alla grata ella finestra della cella. Anche in questo caso l’intervento della polizia penitenziaria in servizio in qual momento ha evitato il peggio e il giovane si è salvato.

A denunciare tutti gli episodi è l’Osapp (Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria) per voce del segretario generale Leo Beneduci: “E’ sempre più evidente – sostiene – è l’incapacità degli enti dell’amministrazione penitenziaria, a partire dai vertici romani, di provvedere ad una gestione oculata, trasparente ed economicamente produttiva delle carceri italiane in cui soprattutto le normali attività non si svolgano se non al quotidiano prezzo del danno all’incolumità personale degli agenti di polizia penitenziaria in servizio negli istituti di pena. Se, esistesse infatti, in Italia una politica degna di tale nome dovrebbe domandarsi come mai, diminuita negli ultimi tre anni del 25% la popolazione detenuta grazie a tre leggi svuota-carceri, si siano duplicati reati, danneggiamenti risse ed aggressioni e siano tutt’altro che diminuiti i suicidi tra i reclusi, tra l’altro, con un aggravio di spese ed un incremento dei rischi a carico della collettività che solo gli sciocchi possono oramai fingere di ignorare.

Per l’istituto di Ivrea è innegabile l’esigenza di verificare, da subito, la gravissima situazione riferita all’organico di polizia penitenziaria, pena la certezza di ulteriori e più gravi danni oltre che per i poliziotti penitenziari per tutti i cittadini italiani. L’avvicendamento degli attuali vertici sarebbe il primo passo per iniziare un serio cammino di riforme nell’amministrazione penitenziaria”.

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