Ivrea: commerciante di 57 anni condannato per violenza nei confronti di una dipendente

Ivrea

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09/03/2016

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Due anni di reclusione al commerciante che aveva tentato per due volte consecutive di baciare la ragazza. Ieri la condanna che probabilmente sarà impugnata in Appello

E’ stato condannato a due anni di reclusione, proprio nel giorno dedicato alla Festa della Donna, per aver compiuto atti di violenza sessuale nei confronti di una sua giovane dipendente. Dopo un’ora di camera di consiglio, il giudice Elena Stoppini del tribunale di Ivrea ha emesso la sentenza nei confronti di F.P. 57 anni, titolare di una lavanderia nel centro commerciale dell’Eporediese.

I fatti contestati all’imputato risalgono al 2012. Due baci strappati con la violenza a una ragazza di 23 anni che lavorava per lui. Nella sua testimonianza resa in aula, la ragazza ha ripercorso la vicenda, affermando, come aveva fatto nella denuncia presentata a suo tempo ai  carabinieri, che l’uomo le si era avvicinata da dietro, le aveva cinto la vita con le mani mentre la ragazza era impegnata a stirare, e aveva cercato di baciarla sul collo. Lei si era divincolata ed era riuscita a sfuggire alle morbose attenzioni del titolare. Attenzioni che si erano riproposte la sera, alla chiusura del locale. L’uomo si sarebbe avvicinati frontalmente alla giovane e l’avrebbe baciata sul collo. Uscita dal lavoro la ragazza non ha parlato dell’accaduto con il suo ragazzo. Ha nascosto i segni lasciati sulla pelle da quel bacio strappato con la violenza con una sciarpa e, quando è arrivata a casa si è sfogata in lacrime con i genitori. Nei giorni seguenti non si presenta al lavoro e, poi si dimette pur di non ritornare in quella lavanderia dove è stata oggetto di una violenza intollerabile.

L’imputato ha contestato i fatti e ha asserito che quelle raccontate dalla ragazza sono tutte falsità. Nel corso della sua arringa l’avvocato difensore dell’uomo Giovanni Ferrari, avrebbe fornito una versione diversa dei fatti affermando che il suo cliente aveva comunicato alla propria dipendente l’intenzione di ridurle l’orario di lavoro, una decisione che avrebbe potuto rivelarsi come l’anticamera del licenziamento. A suo giudizio, quindi, si sarebbe trattata di una vendetta.

Il giudice ha accolto la tesi dell’avvocato Paolo Maisto che rappresenta la giovane e ha condannato il titolare a due anni di reclusione, a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici, al pagamento di 10mila euro di risarcimento alla giovane e il pagamento delle spese di costituzione di parte civile. Non è escluso che F.P. ricorra in appello avverso la sentenza.

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