Ivrea, colpo di scena in tribunale: Mario Perri ha confessato al Gip di aver ucciso Pierpaolo Pomatto

Rivarolo Canavese

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01/02/2017

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L'uomo ha ammesso di sparato quel colpo alla nuca per difendersi dall'aggressione dell'ex panettiere e per il timore di essere stato attirato in un agguato

Davanti al Giudice per le indagini preliminari, nel corso dell’udienza che ha avuto luogo nella mattina di lunedì 30 gennaio nel tribunale di Ivrea ha deciso di confessare: Mario Perri, 56 anni, di Rivarolo Canavese (difeso dall’avvocato Flavia Pivano), sarebbe l’assassino dell’ex panettiere di Feletto Pierpaolo Pomatto, 66 anni. Mario Perri, che ha alle spalle una lunga serie di precedenti è in carcere da quasi un anno, da quando, cioè, è stato arrestato come unico indiziato per l’omicidio di Pomatto, un uomo dal passato turbolento e un lungo elenco di precedenti penali. L’assassinio fu consumato, nella tarda serata del 18 gennaio del 2016, nei campi gelati di frazione Vesignano. Il corpo senza vita dell’ex panettiere era stato causalmente rinvenuto da un passante che aveva avvertito i carabinieri. La vittima fu uccisa da un colpo di pistola alla nuca.

Il 10 gennaio scorso, la procura di Ivrea, che non ha mai nutrito dubbi sulla colpevolezza di Mario Perri, anche quando questi proclamava a gran voce la sua innocenza, aveva chiesto il rinvio a giudizio dell’indagato con l’accusa di omicidio. La confessione è giunta inaspettata e conferma il toto il teorema del pubblico ministero. Nella versione fornita al magistrato, Mario Perri ha confermato di aver incontrato Pierpaolo Pomatto la sera in cui l’uomo morì: stando a quanto Perri ha sostenuto in aula, carnefice e vittima si sarebbero visti in un bar e sarebbero, in seguito, partiti insieme.

“Ha detto che voleva acquistare una pisola e voleva che io la vedessi” ha affermato. In realtà Mario Perri, stando al suo racconto, si sarebbe accorto che Pomatto era già armato. Mario Perri, nella versione riferita al Gip Alessandro Scialabba, portava con sé una rivoltella: quando giunsero a Vesignano, ha sostenuto di essersi accorto della presenza di altre due persone e per timore di essere stato attirato in un agguato avrebbe sfilato la pistola che Pomatto portava nella cintura. Quest’ultimo non appena disarmato avrebbe aggredito Perri che avrebbe fatto fuoco “per legittima difesa”. Questa la confessione. Sarà durante il processo penale che sarà celebrato con il rito abbreviato che si definiranno i contorni di tutta la vicenda, come quello, ad esempio delle due pistole che Perri ha sostenuto di averle buttate in un cassonetto dei rifiuti nella Bicocca e che non sono mai state provate. Dopo la confessione il presunto omicida sarà nuovamente interrogato dagli inquirenti.

La confessione confermerebbe quanto già sostenuto un paio di mesi fa da un compagno di cella di Mario Perri al quale l’omicida confesso aveva raccontato in cella dell’assassinio di Pomatto. Ad incastrare l’assassino erano state le tracce di polvere da sparo ritrovate dagli specialisti del Ris sul giubbotto indossato dal Mario Perri e dalle impronte lasciate dall’uomo sulla Ford Focus di Pomatto che i carabinieri avevano ritrovato la mattina in cui trovato il cadavere dell’ex panettiere, nel parcheggio del supermercato Pam di Rivarolo Canavese.

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