Ivrea, al processo sul “caro estinto” il procuratore Ferrando ha chiesto condanne per 26 anni

Ivrea

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26/01/2017

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Uno degli imputati ha inveito al termine della requisitoria, contro il pubblico ministero L'udienza è stata aggiornata al prossimo nove febbraio

Il processo sul “caro estinto” è giunto alle battute finali: nella requisitoria il procuratore capo di Ivrea Giuseppe Ferrando ha chiesto la condanna (in totale oltre 26 anni di reclusione) per sedici imputati accusati di presunti favoritismi nei confronti alcune agenzie funebri. I fatti, oggetto del procedimento giudiziario, sarebbero accaduti negli ospedali di Ivrea e di Cuorgnè e sui quale ha indagato la Guardia di Finanza. Per l’operatore socio-sanitario Mauro Colmuto il pubblico ministero ha richiesto la condanna più pensante: cinque anni di reclusione. Oggetto delle richieste sono anche alcuni titolari di note agenzie funerarie del Canavese.

Nella mattina di giovedì 26 gennaio, al termine della requisitoria in aula, l’imputato avrebbe inveito all’indirizzo del procuratore capo: un atto che rischia di costargli una denuncia per oltraggio. Gli atti sono stati inviati alla procura competente.

Queste le altre richieste avanzate dalla procura per il giro di presunte “mazzette”: 2 anni per Gianni De Filippi, 3 anni per Giuseppe Pavese, 2 anni e 3 mesi per Gianni Biolatti, 1 anno e 9 mesi per Daniela Capelli, 1 anno e se mesi per Marco Regis e Mauro Ceregati, 1 anno e 3 mesi per Paola Allera, Giovanni Battista Allera, Stefano Spinucci, Piero Florian, Claudio Brunetto e Giuseppe Sanapo, 9 mesi di reclusione per Roberto Giglio Tos e Lauretta Schiumsky. Per Aldisia Trione il procuratore Ferrando ha chiesto una condanna a tre mesi. Le accuse che la procura ha mosso nei confronti dei sedici imputati nel processo sono a vario titolo di corruzione, favoreggiamento e truffa.

L’inchiesta della Finanza era scattata dopo la segnalazione di un impresario funebre che avrebbe notato la presenza di un presunto scambio di denaro tra titolari di agenzie funebri, infermieri e operatori socio-sanitari, in servizio nelle due strutture ospedaliere. Nel corso delle articolate indagini, gli egenti della Finanza avevano, tramite riprese video e appostamenti, il passaggio di denaro: pare che per indicare ai parenti dei defunti deceduti in ospedale, le imprese funebri e segnalare a queste ultime i decessi, gli operatori sanitari ricevessero apposite “mance”. In alcuni casi, inoltre, la vestizione delle salme da parte del personale sarebbe stata curata con un’attenzione particolare dietro l’elargizione di somme di denaro. L’udienza è stata aggiornata al prossimo 9 febbraio: in quell’occasione il giudice ascolterà gli avvocati della difesa e delle parti civili.

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