Handbike: Mauro Ruberto, esempio di tenacia è al Giro d’Italia grazie al Comitato di Tappa di Chivasso

Chivasso

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31/05/2019

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Il 55enne di Chivasso è un atleta completo nonostante le sue gambe e i suoi limiti. Dopo la diagnosi di una patologia autoimmune che lo ha colpito al midollo, ha cambiato la sua vita e ha trovato un'altra nuova vita ad attenderlo e ad accoglierlo: lo sport, le lotte contro le barriere architettoniche e il volontariato

E’ un esempio di tenacia caratterizzata dalla volontà di non darla vinta alla malattia per dimostrare che il desiderio di vivere una vita normale è capace di superare ostacoli che sembrano insormontabili. Mauro Ruberto, classe del 1964, parteciperà insieme al “veterano” Mario Catania alla quarta tappa del Giro di Italia di Handbike il prossimo 16 giugno 2019 a Chivasso, popoloso comune della provincia del Torinese. L’evento sportivo, avrà luogo grazie all’impegno del Comitato di Tappa coordinato dalla sezione Uildm “Paolo Otelli” di Chivasso e del quale fanno parte anche il Comune, la Pro loco e numerose altre associazioni.

Mauro Ruberto è un atleta completo nonostante le sue gambe e i suoi limiti, dopo la diagnosi di una patologia autoimmune che lo ha colpito al midollo, ha cambiato la sua vita e ha trovato un’altra nuova vita ad attenderlo e ad accoglierlo: lo sport, le lotte contro le barriere architettoniche e il volontariato. Mauro non ha voluto arrendersi di fronte a diagnosi infausta così come non si è arrende quando è costretto a usare invece delle gambe due ruote di una carrozzina: continua a coltivare le sue passioni, lo sport principalmente, solo che adatta la sua passione al suo corpo e ai suoi limiti fisici.

E, nonostante le mille difficoltà è incluso nella vita sociale, politica e sportiva del luogo dove vive a Chivasso. Si muove in piena autonomia, usa una carrozzina con il motore elettrico che gli consente di fare tutte le cose che ogni persona fa ogni giorno: fa la spesa, va ad allenarsi, partecipa alle gare, incontra gli amici, incontra e sostiene altre persone con disabilità con il volontariato, si occupa delle barriere architettoniche e si impegna a farle eliminare; ha una vita attiva, come quella di ogni persona che non vive una condizione di disabilità.

Il vero motore che lo spinge non è quello elettrico della sua carrozzina, quello sono le sue nuove gambe, ciò che lo spinge è un motore che si chiama amore per la vita, amore per chi è nella sua stessa condizione che conosce e riconosce nell’altro. Mauro non è ma diventato vittima della patologia stessa o vittima della sua condizione, è andato oltre. Usa la sua esperienza emozionale, di vita, la sua storia come una spinta per aiutare l’altro. Mauro Ruberto invece di concentrarsi si ciò che ha perso, in termini fisici, affettivi e relazionali, pensa a cosa gli resta nella sua vita e ai nuovi traguardi possibili da raggiungere ancora e ancora.

Sono la voglia di vivere una vita normale che fa pulsare il suo cuore da atleta e la passione per le sfide ma soprattutto la condivisione di questi traguardi con tutte le persone che lo circondano, lo amano e che lui sostiene, senza risparmio. Per partecipare a questa tappa del Giro di Italia lui si allena con tenacia, non pensa a vincere una coppa, ma ad arrivare al traguardo nel miglior modo possibile per dire a tutti ”guardate se ci arrivo io, può farlo ognuno di voi”.

Mauro Ruperto non è emozionato per la sfida che lo attende, non è stanco di allenarsi, non si lamenta di niente, spera solo di tagliare il traguardo non per sé, ma per tutti coloro che in lui confidano, per tutti coloro che lui ama ma sopratutto per tutti coloro che hanno bisogno di una spinta, di una motivazione per andare avanti, sempre Oltre il prossimo traguardo.

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