Giro d’Italia: monta la polemica sulla tappa al Serrù. Legambiente: “Così si danneggiano gli animali”

Ceresole Reale

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16/12/2018

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Gli ambientalisti chiedono all'organizzazione di fare arretrare la tappa numero 13 a Ceresole Reale. La questione divide sportivi e ambientalisti. E col trascorrere delle settimane la polemica si fa sempre più rovente. La vicenda approda anche in Parlamento

Legambiente non ha dubbi “Gli animali vengono prima di tutto”. E si rinfocola il rovente dibattitto sulla tappa prevista al lago Serrù dall’edizione 2019 del Giro d’Italia. Legambiente si allinea alle rimostranze espresse nei giorni scorsi da Toni Farina rappresentate delle associazioni nel consiglio dell’Ente Parco del Gran Paradiso che chiedeva di arretrare la tappa a Ceresole Reale. La competizione ciclistica partirà da Pinerolo e si snoderà in Valle Orco fino ai 2.300 metri del lago Serrù. Legambiente non ha nessuna intenzione di ostacolare la popolare competizione ciclistica, ma chiede alle autorità competenti di non turbare l’equilibrio naturale del Parco con una manifestazione sportiva che attira migliaia di tifosi e sportivi. Antonio Farina di “Mountain Wilderness”  in una lettera, ha portato la questione all’attenzione, tra gli altri, del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

Farina chiede che “Vengano stabiliti dei limiti, perché ritengo che tale scelta non sia assolutamente compatibile con le finalità di una area naturale protetta. Ma soprattutto non è compatibile con l’habitat naturale dell’alta Valle dell’Orco, sul versante piemontese del parco, dove si trova il sito prescelto”. Farina ha chiesto, tra l’altro che venga effettuata la valutazione di incidenza. La richiesta di arretramento della tappa numero 13 a Ceresole Reale ha suscitato vivaci reazioni anche tra il popolo degli sportivi che non concordano sull’arretramento della tappa.

“Ricordiamo che la tappa finale e il circolo mediatico che accompagna la Corsa ciclistica Rosa, dovrebbe da programma occupare un luogo molto più in alto del paese di Ceresole Reale e lontano dalle infrastrutture, tuttora raggiunto solo da una carrozzabile che nelle domeniche estive viene chiusa per stemperare l’afflusso di auto – ribadisce Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta -. Il frastuono dei motori di auto, camion ed elicotteri, disturberebbe gli animali del parco nel mese di maggio, stagione in cui gli stessi si trovano ancora a bassa quota a causa dell’innevamento e momento critico per gli stambecchi che devono partorire. Chiediamo quindi che il traguardo della tappa del Giro si attesti a Ceresole Reale, ai confini del Parco Nazionale”.

Sulla stessa lunghezza d’onda è anche Vanda Bonardo, responsabile nazione Alpi di Legambiente: “La nostra associazione è impegnata da tempo affinché si realizzi una mobilità meno impattante nelle zone più delicate e di valore delle nostre montagne. Il passaggio del Giro d’Italia in Valle Orco è un momento utile ed importante per tutta l’area e la scelta di fermarsi a Ceresole costituirebbe un messaggio di grande sensibilità verso l’ambiente naturale, dispiace che venga addirittura usata come ricatto per cancellare la tappa stessa”.

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