Firmato in Regione l’accordo per incentivare il ritorno degli immigrati nei Paesi d’origine

20/08/2019

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Il progetto sperimentale sul rimpatrio volontario prevede che a ogni immigrato che manifesterà l'intenzione di ritornare al suo Paese per intraprendere un percorso di lavoro sarà assegnato un contributo di 2 mila euro, maggiorato del 50% se sarà accompagnato da un familiare e del 30% se porterà con sé anche un figlio

Vuole dare impulso al rimpatrio volontario assistito il progetto sperimentale contenuto in un accordo firmato il 9 agosto scorso dal presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, dal sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, dal Capo Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione, Michele Di Bari, e dai prefetti di Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Torino, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli. Scopo dell’accordo è sperimentare un modello di intervento a regia regionale, con una governance territoriale multilivello che, in partenariato con Prefetture, enti locali, organizzazioni internazionali, enti di riferimento del settore, sappia realizzare un circuito operativo capace di incentivare i rimpatri volontari dei migranti presenti in Piemonte mediante progetti che ne consentano il concreto reinserimento nel tessuto sociale e produttivo dei Paesi di origine.

Pertanto, ad ogni immigrato che manifesterà l’intenzione di ritornare al suo Paese per intraprendere un percorso di lavoro sarà assegnato un contributo di 2 mila euro, maggiorato del 50% se sarà accompagnato da un familiare e del 30% se porterà con sé anche un figlio. Particolare attenzione sarà riservata alla presa in carico di appartenenti a categorie vulnerabili e alla conseguente definizione di percorsi di rimpatrio che tengano conto di esigenze specifiche.

Dopo la firma, il presidente Cirio ha dichiarato che “il tema dell’immigrazione è per noi prioritario. È importante come, nel caso dell’ex Moi di Torino, sgomberare le occupazioni abusive, ma allo stesso tempo servono misure concrete per gestire la situazione anche dopo, altrimenti si rischia solo di spostare il problema da un posto all’altro. Questo progetto è una sperimentazione importante perché non dà un sussidio economico fine a sè stesso, ma crea le condizioni perché un migrante possa tornare a casa e poi avere realmente le opportunità per restarci. Diciamo spesso ‘aiutiamoli a casa loro’, ma poi non lo facciamo. Questa volta invece alle parole seguono i fatti, anche attraverso le risorse di quell’Europa che troppo spesso ha lasciato solo il nostro Paese nel gestire un problema che, però, non è solo italiano. Il Piemonte è una terra solidale, ma la solidarietà deve sempre andare di pari passo con la legalità”.

L’assessore regionale alla Sicurezza, Fabrizio Ricca, ha aggiunto che “cambia il paradigma utilizzato fino a oggi sul tema della gestione dell’immigrazione: non più soldi per far restare gli immigrati sul nostro territorio ma incentivi per farli tornare nel loro Paese. Il rimpatrio volontario, insieme ad altri strumenti, può essere un tassello in più per mettere ordine in una crisi migratoria che per troppo tempo non è stata gestita. Il caso delle palazzine dell’ex-Moi, definitivamente liberate nelle scorse settimane, può essere un banco di prova interessante per sperimentare questo tipo di approccio innovativo, coinvolgendo gli ex occupanti”.

Il Piemonte è la seconda Regione, dopo il Friuli Venezia Giulia, a sottoscrivere questo tipo di sperimentazione, che sarà finanziata per il 50% con risorse europee (Fondo Asilo Migrazione e Integrazione – Fami) e per il 50% dal Ministero degli Interni.

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