Favria: nella prima settimana di aprile la 43° edizione della sentita Fiera Agricola di Sant’Isidoro

Favria

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24/03/2019

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L'evento che avrò luogo dal 7 al 10 aprile è una vetrina ideale per tutte le aziende produttrici nazionali e al tempo stesso riserva grande rilievo alle eccellenze locali, quali allevamento di bovini da latte, e prodotti enogastronomici. La manifestazione ogni anno si dimostra sempre di più dinamica e trasversale. Una Fiera su misura per tutti

A Favria torna la 43ma edizione della Fiera Agricola che avrà luogo venerdì 5 sabato 6 e domenica 7 aprile. Ma forse la sua storia è molto più antica da quello che certificano gli aridi documenti burocratici. La Fiera a Favria affonda le sue radici nella stessa Comunità, che per moltissimi secoli è stata solo agricola prima di convertire la maggior parte della sua attività in aziende meccaniche, artigiane e commerciali. Da sempre la manifestazione punta a promuovere e valorizzare storia, tradizione e innovazione del settore agricolo locale. Un importante momento di aggregazione che celebra anche il forte senso di appartenenza ad una Comunità e ad una storia antica e millenaria. La Fiera è una vetrina ideale per tutte le aziende produttrici nazionali e al tempo stesso riserva grande rilievo alle eccellenze locali, quali allevamento di bovini da latte, e prodotti enogastronomici. La manifestazione ogni anno si dimostra sempre di più dinamica e trasversale: una Fiera, insomma, su misura per tutti.

L’evento rappresenta una piattaforma, dove il rapporto tra il produttore e il consumatore si propone in maniera innovativa. La Fiera inizia già il venerdì sera con pizza e dopo cena serata con Radio Gran Paradiso. Sabato alle 14,00 con l’esposizione di macchine agricole d’epoca, che ci fanno pensare ai sacrifici fatti da intere generazione su questi massicci ma poco comodi mezzi utili nel raccogliere il mais e poi pulirlo, spanar la melia ed infine sgranarlo. Ci sarà una dimostrazione di trebbiatura mais e grano con mezzi d’epoca. La mente torna indietro nel tempo quando si raccoglieva il mais verso fine settembre e poi alla sera si effettuava lo “spanar la meliga” il rito collettivo di pulire la pannocchia per mettere nelle gabbie a seccare o per legare in grandi mazzi per poi esporla alla pantalera, sempre più in alto.

Alla sera del sabato ci sarà maialata agricola e serata danzante con orchestra Mirage. Con domenica ecco che la Fiera entra nel vivo, che spettacolo sentire già dal primo mattino l’allegro scampanare dei campanacci che accompagnano le mucche di primo mattino alla Fiera, passare per via Bonaudo in mezzo a multicolori bancarelle attratto dal suono della voce degli espositori. Che  spettacolo l’esposizione dei capi bovini e il rivedere gli antichi mezzi che trebbiano il mais ed il grano. Poi tutti a pranzo nel padiglione con un buon catering. Ed ecco alle 14,00 il clou della fiera, che spettacolo la sfida incruenta delle Regine, mucche che per natura nei pascoli si contendono la supremazia del brucare l’erba migliore spingendo via le concorrenti. Sembra una partita di braccio di ferro, solo che i bovini usano la testa al posto del braccio fino che l’avversario desiste e le diviene la Reines. 

Che bello respirare l’aria della Fiera, L’agricoltura è ancora capace di mediare tra natura e comunità umana, con impegni ed obblighi in entrambe le direzioni. Un grazie ai coltivatori che offrono sempre la lezione che coltivare bene richiede un consapevole riguardo verso tutte le creature, animate ed inanimate. Una zolla di terra ha il potere nella semina di guarire e fare germogliare il seme ivi apposto. Ricordiamoci sempre che nell’agricoltura verde significa acqua, il verde lavorato significa contadini e contadini significano agricoltura. Agricoltura significava cibo da mangiare e cibo di vendere, il che significa città e trasporti ed è così è nata la civiltà.

Un grazie alla Coldiretti di Favria nella persona del suo segretario Abbà Flavio, ed ai Giovani Agricoltori che con entusiasmo gestiscono la fiera, all’Amministrazione Comunale, Protezione Civile, cantonieri comunali per l’impegno che mettono ogni anno per il successo della manifestazione, intitolata S .Isidoro detto anche S. Isidoro Agricola per il miracolo del campo arata da un angelo e se l’araldica fosse guidata dalla ragione, un aratro in un campo da coltivare sarebbe lo stemma più nobile e antico. (Giorgio Cortese)

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