Fallimento Asa: mancato l’accordo con il commissario, il Lodo approderà in tribunale

Rivarolo Canavese

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02/07/2017

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Per alcuni comuni che facevano parte dell'ex consorzio non sarebbe stato possibile versare la loro quota all'Asa senza sforare il patto di bilancio. Aumentano le incognite sulla conclusione della vicenda

E’ prevista per il prossimo 15 settembre in tribunale a Torino, con la costituzione della parti, la prima udienza del Lodo Asa. Alla fine, tutti i nodi sono venuti al pettine. Aver mancato l’accordo con il commissario straordinario Stefano Ambrosini e aver deciso di fare ricorso contro il Lodo Asa, rimette la questione nelle mani della magistratura ordinaria con tutti i rischi potrebbero derivare se la sentenza dei giudici dovesse essere negativa. D’altro canto, se comuni di Rivarolo Canavese avevano già accantonato le somme da pagare in relazione alla quota societaria del Consorzio posseduta (quasi due milioni di euro) alcuni altri piccoli comuni, vincolati dal patto di stabilità non avrebbero potuto versare la loro quota.

La delegazione dei sindaci, capeggiata dal portavoce dei sindaci che facevano dell’ex Consorzio che gestiva la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, aveva raggiunto un’ipotesi di accordo con il commissario straordinario: con il versamento di 9 milioni di euro sulla tormentata vicenda sarebbe scesa una pietra tombale. La scelta di percorrere la strada del ricorso, rimette tutto in discussione. D’altro canto, non sono pochi i sindaci che si sono trovati una pesante eredità lasciata dai loro predecessori che, in qualche caso di è rivelata ingestibile: per diversi comuni pagare avrebbe significato cadere nel buco nero del default.

“E’ sicuramente una situazione molto delicata soprattutto per quei comuni che non hanno la possibilità di accantonare i fondi necessari senza uscire dai vincoli del patto di stabilità – spiega il portavoce dell’Area Omogenea del Canavese Occidentale Alberto Rostagno, sindaco di Rivarolo -. La scelta di fare ricorso non è certo la soluzione migliore ma d’altro canto per alcuni comuni il dissesto finanziario sarebbe stato inevitabile”. Sicuramente più di un amministratore conta sui tempi lunghi della giustizia civile sperando in una sentenza favorevole.

In caso contrario sarà qualcun altro a dover gestire una “patata bollente” non di poco conto.

Dov'è successo?

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