ECONOMIA-LAVORO: La provincia di Torino è (ancora) la più “cassintegrata” d’Italia

Canavese

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06/02/2017

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Diminuscono le ore dell'ordinaria mentre aumenta la richiesta della "cassa" straordinaria. Il Piemonte è al secondo posto in Italia dopo la Lombardia

Ancora una volta l’ex provincia di Torino detiene un primato poco invidiabile: quella di essere la provincia più cassintegrata d’Italia, mentre il Piemonte è secondo tra le 21 regioni italiane. Ad evidenziare il fenomeno è un report redatto del Servizio Politiche del Lavoro della Uil nazionale. L’analisi, condotta per l’ottavo anno consecutivo hanno regolarmente sottolineato che la protezione sociale, nell’ambito del rapporto di lavoro ha consentito, a giudizio della Uil Piemontese, in questi anni di crisi di proteggere centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori. I dati che emergono dallo studio fotografano una situazione tutt’altro che felice: in Piemonte (Canavese compreso) sono state richieste nel 2016, da parte delle aziende, 78 milioni 758 mila 267 ore di cassa integrazione: in questo particolare contesto si registra una diminuzione delle richieste pari al 1,8% rispetto al 2015 (-36% di cassa integrazione ordinaria, + 30% della cassa integrazione straordinaria, – 65% in deroga). In sintesi diminuisce la cassa integrazione ma cresce esponenzialmente la richiesta di cassa integrazione straordinaria. Il Piemonte, quindi, si conferma seconda regione, in Italia per ore richieste, dopo la Lombardia (110 milioni 502 mila 604 ore) e prima dell’Emilia Romagna (56 milioni 625 mila 690). Sempre nel corso del 2016, i lavoratori salvaguardati su base mensile sono stati 38 mila 607, con un calo di 702 unità rispetto all’anno precedente. E non è tutto: la nota dolente è rappresentata dalla provincia di Torino che, con 77 milioni 197 mila 305 ore richieste, si riconferma la provincia più “cassintegrata d’Italia”, seguita a ruota da Roma (33 milioni 368 mila 471 ore e Brescia con 21 milioni 241 mila 617.

“Le ore di cassa integrazione autorizzate nel 2016 sono state ancora più che doppie rispetto al 2008, anno di inizio crisi. Le recenti riforme degli ammortizzatori sociali dei Governi Monti e Renzi hanno visto, nell’anno appena concluso, la progressiva scomparsa della cassa in deroga e un aumento dei costi per l’utilizzo. Si è assistito anche a un fermo amministrativo, in particolare per la cassa integrazione ordinaria, che ha ritardato la concessione in alcune zone d’Italia, anche per periodi superiori a sei mesi. Per assenza di dati ufficiali, non è ancora possibile analizzare gli effetti dell’introduzione del nuovo Fondo di Integrazione Salariale (FIS), istituito dal d.lgs. 148/2015, i cui possibili beneficiari sono tutti i datori di lavoro, imprenditori e non, che hanno più di 5 dipendenti e che non rientrano nel campo di applicazione di Cigo e Cigs. – spiega il segretario generale della Uil Piemonte Gianni Cortese -. Attraverso le poche informazioni disponibili si può dire che il FIS non ha ancora erogato alcuna prestazione, a fronte di 950 domande presentate in Italia, riferite a 22 mila lavoratori. La UIL Nazionale, da tempo, ha segnalato numerose criticità nell’utilizzo degli ammortizzatori sociali riformati dal Jobs Act. C’è la necessità di adottare strumenti flessibili, che evitino il rischio licenziamenti e permettano alle imprese di mantenere la forza lavoro, anche con sospensioni temporanee. Per questi motivi, le Organizzazioni Sindacali continuano a chiedere al Governo di confrontarsi per condividere le necessarie e ragionevoli modifiche”.

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