Due operatrici sanitarie canavesane nei guai per i maltrattamenti nella casa di cura di Borgo d’Ale

Cossano Canavese

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21/02/2016

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Sono state eseguite undici ordinanze di custodia cautelare in carcere e sette arresti domiciliari. Sono trecento gli epidosi documentati e contestati

Lavoravano nella famigerata casa di cura “la Consolata” che faceva parte della catena di cliniche aperte anni fa da “Mamma Ebe”,la presunta “Santona” condannata nel 2008 a sette anni di carcere per esercizio abusivo della professione medica e per truffa: la donna era salita agli onori delle cronache per  “spillato” tanti, tanti soldi, promettendo miracolose guarigioni. E quell’edificio si Borgo d’Ale, nel quale erano ricoverate persone con problemi psichici e anziani ammalati di Alzheimer, negli anni si è trasformato in un vero e proprio lager, dove i maltrattamenti e le violenze praticate dagli operatori sanitari nei confronti degli ospiti, erano all’ordine del giorno. Un orrore quotidiano che è stato documentato per due mesi dalle telecamere installate dagli agenti di polizia.

In questa sordida vicenda di ordinaria e ingiustificata violenza sono implicati medici, infermieri e operatori sanitari. Diciotto persone in tutto due delle quali residenti in Canavese: Patrizia Brunero 48 anni residente a Cossano Canavese, attualmente agli arresti domiciliari e Marta Barbieri 62 anni di Maglione che è stata arrestata. Gl’inquirenti contestano ai dipendenti della casa di cura trecento episodi continuativi ai danni di dodici pazienti. A far scattare le indagini è stato il coraggioso padre di un’ospite della struttura che ha posto denuncia alla questura di Vercelli. A far nascere i sospetti nell’uomo erano gli evidenti contusioni che la donna presentava sul costo.

Dopo la denuncia gl’investigatori hanno collocato alcune telecamere nei luoghi strategici. In seguito, l’altro ieri sono scattati i provvedimenti giudiziari e 18 persone sono finite in carcere. Anche gl’inquirenti sono profondamente impressionati dalle violenze che si consumavano quotidianamente tra quelle mura, un quadro definito “sconvolgente per la brutalità, la crudeltà e la mancanza di umanità quotidiana da parte del personale addetto”. In totale sono state eseguite undici ordini di custodia cautelare in carcere e sette arresti domiciliari.

Nei guai sono finiti Maddalena Concu di Cigliano, Mariella Agnello, residente a Cigliano, Wieslaw Woldzimier Winkler sempre di Cigliano, Annik Sigard di Alice Castello, Mario Solinas, residente a Vercelli, Valbona Bacova, residente ad Alice Castello, Carmela Catalano di Livorno Ferraris, Silvia Modica, residente a Livorno Ferraris, Otilia Simona Blegu, residente a Borgo d’Ale, Sara Zorzetto di Borgo d’Ale, Marta Barbieri, residente a Maglione. Ai domiciliari: Franca Ricco di Livorno Ferraris, Giovaninno Dongu di Alice Castello, Susanna Maffeo, residente a Livorno Ferraris, Karina Gibaja Ormachea di Livorno Ferraris, Patrizia Brunero, residente a Cossano Canavese, Angelo Cillo di Vercelli e Barbara Ciadamidaro di Cigliano. 

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