Donna di Venaria e il marito, barbaramente uccisi dal figlio sedicenne e da un amico di 17 anni

Venaria

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12/01/2017

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Sarebbero stati i brutti voti presi a scuola a fare decidere al figlio minore dei coniugi Vinicelli. Ad aiutarlo sarebbe stato l'amico. Dopo un interrogatorio durato una notte i due ragazzi avrebbero confessato

Non sopportava più i continui rimbrotti dei genitori per i brutti voti presi a scuola. L’insofferenza si era forse trasformata in livore e il livore in odio: tanto da desiderare e pianificare la loro morte. Sembra sia stata una telefonata effettuata dal padre, Salvatore Vinicelli al preside della scuola di Codigoro, in provincia di Ferrara, la molla che avrebbe fatto scattare  il raptus omicida al figlio minore. Padre e madre andavano eliminati ad ogni costo. E così il ragazzo avrebbe convinto, dietro la promessa di consegnargli mille euro, un amico diciassettenne a compiere l’efferato omicidio del quale sono rimasti vittima Salvatore Vinicelli, 59 anni, di Moncalieri e la moglie Nunzia di Gianni, 45 anni, di Venaria.

I sospetti di inquirenti e investigatori si erano subito appuntati sui due ragazzi che, dopo un interrogatorio durato tutta la notte, avrebbero ceduto e confessato di aver compiuto il duplice delitto. Poi, hanno accompagnato i carabinieri nella villetta di Pontelagorino nel Ferrarese, dove la coppia si era trasferita 13 anni prima con uno dei due figli mentre Alessandro, 25 anni, il figlio maggiore, era tornato tre anni prima a Torino dove viveva con i nonni per poter frequentare l’Università. A lanciare l’allarme, alle 14,00 di martedì 10 gennaio, era stato proprio il figlio sedicenne al rientro a casa dopo essere stato in compagnia di un amico. Una scena terribile. Agghiacciante.

Il cadavere del padre si trovava nel garage con la testa avvolta in un sacco nero di plastica mentre la madre giaceva riversa, in un lago di sangue, sul pavimento della cucina. Un maldestro tentativo di inscenare una rapina. La coppia gestiva un ristorante a Comacchio. Dopo aver confessato i due ragazzi hanno accompagnato i carabinieri nel luogo dove avevano nascosto i loro indumenti macchiati di sangue e l’ascia usata per uccidere i due poveri genitori.

Ai militari, giunti sul teatro del duplice delitto il ragazzo aveva raccontato di non sapere cosa fosse successo e che era stato da un conoscente a dormire e dal quale si era anche fermato a pranzo. I carabinieri non avevano creduto a questa versione e dopo una lunga notte di domande sempre più pressanti, la tragica verità è venuta alla luce.

Il figlio maggiore è partito, in compagnia di una zia, per raggiungere il paese nel quale abitavano i genitori e il fratello minore che il risentimento avrebbe trasformato in un assassino. Gl’inquirenti stanno cercando di stabilire chi dei due ragazzi abbia eseguito materialmente il duplice omicidio.

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