Detenuti e lavoro: la Regione “apre i cantieri” e stanzia mezzo milione di euro destinato ai Comuni

17/10/2019

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Pubblicato un bando rivolto agli enti locali, per attivare cantieri di lavoro con persone sottoposte a misure giudiziarie. E' possibile presentare domanda di partecipazione dal 4 al 25 novembre prossimi

La Regione Piemonte ha pubblicato un bando rivolto ai Comuni e alle Unioni di comuni, per attivare cantieri di lavoro con persone sottoposte a misure giudiziarie. Gli enti possono presentare domanda di partecipazione dal 4 al 25 novembre prossimi. Destinatarie del bando sono le persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale.
Le attività dei cantieri di lavoro possono riguardare numerosi ambiti, dal rimboschimento e sistemazione montana, alla costruzione di opere di pubblica utilità, dalla piccola manutenzione del patrimonio pubblico, agli interventi nel campo dell’ambiente, dei beni culturali, del turismo o altri servizi pubblici.

I progetti possono essere integrati con percorsi di formazione finalizzati sia a far apprendere le modalità di svolgimento delle attività, sia a favorire l’acquisizione di competenze spendibili in seguito sul mercato del lavoro.

Le risorse regionali stanziate ammontano a 456.463 euro, che saranno corrisposti direttamente ai Comuni che avranno attivato progetti sul proprio territorio. I costi ammissibili riguardano la copertura dell’indennità giornaliera corrisposta al lavoratore, che è pari a un massimo di 35,01 euro al giorno (per un impegno giornaliero di 7 ore) . I cantieri, a seconda del progetto e delle attività previste, possono durare da un minimo di due mesi a un massimo di dodici.

“Si tratta di una misura importante, perché è tesa a raggiungere due obiettivi – spiega l’assessore regionale al Lavoro, Elena Chiorino – Da un lato si offre ai Comuni, e mi riferisco in particolare a quelli piccoli, sempre alle prese con fisiologici problemi di personale, la possibilità di avvalersi di persone che possono svolgere attività importanti per la gestione del bene pubblico. Dall’altro si offre la possibilità ai detenuti che intendono davvero, in prospettiva, reinserirsi virtuosamente nella società di aumentare le proprie competenze e di sperimentare esperienze lavorative anche durante il periodo in cui scontano la propria pena. In ultimo, credo che questa misura sia portatrice anche di un importante valore simbolico: proprio il lavoro, per chi viene da percorsi penali, può offrire la possibilità di reinserirsi nella società nella maniera corretta, praticando un’attività di pubblico servizio e stando alla larga dall’emarginazione e dall’illegalità”.

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