Delitto Rosboch: Caterina Abbatista, madre di Gabriele, rimane in cella per un “vizio” procedurale

Ivrea

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27/05/2016

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L'istanza di scarcerazione avrebbe dovuto essere inviata anche ai legali della famiglia Rosboch ed è stata ripresentata. Si attende la decisione del Gip

Un cavillo burocratico. Ma è un cavillo che ha costretto gli avvocati Matteo Grognardi e Erica Gilardino a riscrivere e ripresentare l’istanza di scarcerazione per Caterina Abbatista, madre di Gabriele Defilippi, in carcere con l’accusa di concorso per l’omicidio della professoressa Gloria Rosboch di Castellamonte. La richiesta è stata dichiarata dal Gip inammissibile in considerazione del fatto che, dati i rapporti tra le due donne che intercorrevano tra le due donne prima del delitto, avvenuto il 13 gennaio scorso, sarebbe stato necessario notificare copia dell’istanza anche ai legali della donna uccisa da Gabriele Defilippi e Roberto Obert.

Un vizio procedurale, insomma, che ha costretto gli avvocati a ripresentare, oggi, una nuova istanza di scarcerazione o in via alternativa la concessione degli arresti domiciliari in una località e un’abitazione segreta per evitare il contatto con i giornalisti e le telecamere. Caterina Abbatista, 45 anni, ex operatrice sanitaria in servizio prima all’ospedale di Cuorgnè e poi in quello di Ivrea nel reparto di Pediatria, continua a proclamarsi innocente ed estranea sia alla truffa ordita dal figlio ai danni della professoressa, che all’efferato omicidio.

E’ probabile che il Gip di Ivrea, Stefania Cugge, assuma una decisione in merito all’istanza di scarcerazione entro il prossimo lunedì. Giuseppe Ferrando, procuratore capo di Ivrea, aveva espresso parere negativo sull’istanza presentata dalla difesa. Gli avvocati Matteo Grognardi ed Erica Gilardino hanno optato per l’istanza dopo l’incidente probatorio del quale è stato protagonista il figlio minore della donna lo scorso mercoledì 18 maggio, nel corso del quale il ragazzino aveva scagionato la madre. Caterina Abbatista ha lasciato il reparto di isolamento nel quale era stata confinata per quasi quattro mesi per condividere una cella con altre detenute.

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