Cuorgnè è schierata in prima linea contro la cultura dell’illegalità

Cuorgnè

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26/08/2015

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Il primo cittadino di Cuorgnè nota, sopratutto tra i giovani, la nascita di una nuova consapevolezza e di una minore tolleranza nei confronti dei piccoli atti di illegalità quotidiana

Il fastoso funerale del presunto boss Vittorio Casamonica, l’ostentazione voluta dalla famiglia per dimostrare pubblicamente il controllo del territorio, le feroci polemiche che hanno fatto seguito alla celebrazione delle esequie, riprongono con forza l’attualissimo problema relativo alla legalità. Le recenti inchieste avviate dalla magistratura, originate dalle operazioni “Minotauro” e “Colpo di Coda” che hanno di fatto potato allo scioglimento dei consigli comunali di Leinì e Rivarolo, dimostrano che il territorio canavesano è stato un importante “incubatore” dell’illegalità. Quella riferita, sopratutto alla criminalità organizzata. Gli avvenimenti degli ultimi anni hanno squarciato il velo del malaffare e dell’omertà: l’illegalità può esser contenuta e contrastata soltanto se tutti, cittadini, forze dell’ordine, magistrati, la società civile, la magistratura e le istituzioni, anche locali, non abbasseranno la guardia.

Legalità non significa soltanto contrastare l’attività delle grandi organizzazioni della criminalità organizzata ma  la sua applicazione passa attraverso la strada dell’educazione, della cultura, del rispetto delle regole, dei piccoli fatti quotidiani. A questo proposito riceviamo e volentieri pubblichiamo un contributo del sindaco di Cuorgne Beppe Pezzetto, che amministra un territorio per lungo tempo considerato “sensibile”.

“Sono garantista, ma i cosiddetti “coperchi” che si sollevano su situazioni di illegalità che hanno dell’incredibile: dal recente “mafia capitale” per tornare indietro agli innumerevoli casi portati in evidenza da trasmissioni quali “report” e che troppo facilmente finiscono nel dimenticatoio, ti fanno passare da uno stato di “incazzatura” ad uno di “nausea” e poi “sconforto”.

Personalmente ritengo che la situazione che viviamo sia colpa di tutti noi, nessuno escluso, certo con sfumature e responsabilità diverse, ma la legalità parte anche dalle piccole cose, parte da un senso di responsabilità civica che dobbiamo riscoprire, da una cultura del rispetto che deve fare parte di tutti noi.

Dobbiamo partire dalla quotidianità, da gesti concreti, che devo ammettere, da quando sono sindaco, noto maggiormente: il rispetto della cosa pubblica (penso ai parchi giochi oggetto di atti vandalici o anche della poca educazione di alcuni genitori e figli), il rispetto della natura (quante piccole discariche abusive abbiamo bonificato, ci impegnano per differenziare ?) il rispetto del codice della strada (il concetto è completamente ribaltato, il problema sei tu che mi sanzioni non io che non rispetto,le regole) il lavoro in nero (che ha ripercussioni concrete anche sullo stato sociale, gente che non solo non paga il dovuto a discapito della collettività, ma che poi ha anche la faccia tosta di utilizzare agevolazioni, quali sconti sulle mense scolastiche ecc. … riducendo le possibilità di chi realmente ha bisogno) e di situazioni analoghe potrei citarne molte altre, ma ne siamo tutti consapevoli e molto spesso conniventi, quando giriamo la testa dall’altra parte.

Dico questo, perché la legalità deve essere un elemento presente nel bagaglio culturale di tutti noi, poi certo non si può vivere di utopia, è il problema dell’illegalità e’ presente ad ogni latitudine “chi è senza peccato scagli la prima pietra”.

Dal mio piccolo osservatorio, noto dei segnali “piccoli” ma “positivi”, cresce una certa consapevolezza, ed anche una minore “tolleranza” verso situazioni di piccola “illegalità” quotidiana, sarà la crisi, sarà una maggiore sensibilizzazione, sarà la disponibilità da parte dei soggetti preposti ad ascoltare le persone, ma in casi concreti da me vissuti, ho potuto constatare che in molti non sono più disposti a girare la testa dall’altra parte, e forse quello che noi possiamo concretamente fare è quello di creare un clima nelle nostre comunità in cui vi sia la percezione che certe cose non sono più tollerate dalla comunità stessa.

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