Cuorgnè: ambulante accusato di tenere la moglie segregata in casa finisce davanti al giudice

Cuorgnè

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01/11/2018

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La donna ha raccontato agli inquirenti che il marito la rinchiudeva in casa e la minacciava. L'imputato respinge ogni addebito

Maltrattamenti e lesioni: per queste pesanti accuse un 28enne ambulante marocchino residente a Cuorgnè è finito, nella mattinata di martedì 30 ottobre, alla sbarra in tribunale a Ivrea. L’imputato è accusato di aver tenuto la moglie in uno stato di segregazione in casa. Stando al rapporto redatto dai carabinieri intervenuti presso l’abitazione in cui risiedeva la famiglia lo scorso 5 giugno, l’ambulante oltre a tenere rinchiusi in casa la moglie e il figlio di un anno e mezzo, le avrebbe impedito di imparare la lingua italiana e di avere contatti con tutto ciò che considerava “troppo occidentale”.

Dopo l’intervento dei carabinieri della Compagnia di Ivrea, madre e figlio erano stati trasferiti in una comunità protetta in un luogo non conosciuto dal marito. L’ambulante può però incontrare il figlio in un ambiente diverso e protetto. Stando alla testimonianza resa dalla donna ai carabinieri quando ha comunicato al marito la sua intenzione di separarsi perchè si sentiva trattata da schiava, questi l’avrebbe minacciata di riportarla in Marocco e di ucciderla.

Dal canto suo l’imputato, assistito dall’avvocato Marco Stabile, respinge ogni addebito. Il legale ha spiegato tra l’altro che in alcune fotografie, la donna sarebbe ritratta mentre passeggia con la suocera e il figlio nelle vie di Cuorgnè mentre i messaggi tra coniugi smentirebbero il clima di terrore descritto agli inquirenti dalla donna.

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