Ciriè: creava società straniere per ingannare il fisco. Imprenditore evade un milione di euro

06/04/2018

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La carta intestata su cui venivano firmati i contratti non destava dubbi nei confronti di ignari clienti sparsi in tutta Italia, convinti che i servizi erano venduti da agenti di società straniere. I redditi prodotti e tassati all’estero saranno ora ritassati in Italia e delle relative entrate beneficeranno le casse nazionali, illegittimamente depauperate negli anni

Le società create da un facoltoso imprenditore di Ciriè risultavano straniere, non applicavano l’Iva e quindi garantivano prezzi molto competitivi, ma è bastato un controllo dei finanzieri a far crollare l’intero castello costruito ad arte. Infatti la carta intestata su cui venivano firmati i contratti non destava dubbi nei confronti di ignari clienti sparsi in tutta Italia, convinti che i servizi erano venduti da agenti di società straniere.

Ogni dettaglio era curato con precisione, dai bigliettini da visita agli indirizzi e-mail, registrati su domini stranieri. La Guardia di Finanza di Torino nel corso di un’indagine nei confronti di un’azienda di Ciriè, ha reperito alcuni bigliettini da visita ed alcuni contratti in bianco riferiti a società straniere e da qui i finanzieri hanno incominciato a nutrire i primi sospetti finché non è stata accertata un’evasione fiscale di oltre 1 milione di euro ed è stato denunciato l’imprenditore cinquantenne, già noto alle forze dell’ordine, alla Procura della Repubblica di Ivrea per reati fiscali. Sotto la lente d’ingrandimento potrebbero finire anche i clienti; gli inquirenti vogliono valutare, infatti, se fossero effettivamente ignari dello stratagemma architettato dall’amministratore della società “madre” o, invece, fossero collusi con i vertici aziendali, consapevoli dunque del meccanismo che garantiva ingenti risparmi in termini di costi ed in termini di tasse pagate.

LE SOCIETA’ ESTERE ERANO COLLEGATE ALLA SOCIETA’ CIRIACESE

I dubbi si sono trasformati in certezze nel momento in cui ulteriori ricerche, eseguite sui server aziendali, hanno permesso di reperire documentazione informatica ed e-mail scambiate tra l’amministratore italiano e gli agenti delle società “straniere” che, come poi accertato, si trovavano fisicamente in Italia ed erano gli stessi che si occupavano anche degli affari nostrani. Anche costoro, in sostanza, disponevano di una doppia identità, italiana o straniera, ed erano in grado di utilizzare l’una o l’altra a seconda della situazione.
Gli approfondimenti dei Finanzieri della Tenenza di Lanzo Torinese, hanno fatto emergere, infatti, che il personale, i mezzi industriali e l’intera struttura organizzativa e produttiva utilizzata dalle società “estere” erano in realtà riferibili alla collegata società italiana di Ciriè. L’unico elemento effettivamente non riferibile all’Italia erano le sedi, che erano state, fittiziamente, dislocate all’estero, una a Londra e l’altra a San Marino.

L’ANALISI DELL’ASSETTO SOCIETARIO HA CHIARITO LO SCENARIO IN CUI SI MUOVEVA L’IMPRENDITORE

L’elemento di congiunzione definitivo è stato ottenuto analizzando l’assetto societario. Il proprietario delle società straniere, di fatti, è risultato un facoltoso imprenditore di Ciriè che controllava varie aziende della zona, compresa quella nella quale è stata trovata la documentazione. All’esito degli accertamenti il “place of effective management” delle due società straniere, cioè il luogo dove davvero si svolge l’attività di gestione aziendale, è risultato collocato sul territorio italiano.

Raccolti tutti gli elementi di prova i Finanzieri hanno attivato la procedura prevista per poter intraprendere le investigazioni nei confronti di aziende che risultino aver sede all’estero, e che consiste, inoltre, nell’apertura d’ufficio di una partita Iva italiana. I redditi prodotti e tassati all’estero saranno ora ritassati in Italia e delle relative entrate beneficeranno le casse nazionali, illegittimamente depauperate negli anni in cui le finte aziende straniere hanno eluso il pagamento delle imposte.

Dov'è successo?

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