Chivasso-Leinì: maxi operazione dei carabinieri contro la ‘ndrangheta. Undici persone in manette

Chivasso

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29/06/2017

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E' stata eseguita un’ordinanza del Gip di Torino spiccata nei confronti di persone accusate di associazione a delinquere di stampo mafioso, tentato omicidio, usura, estorsione, rapina, danneggiamento, incendio, detenzione illegale di armi e munizioni

Ha avuto luogo alle prime luci dell’alba di ieri, mercoledì 28 giugno, una maxi operazione dei carabinieri della Compagnia di Chivasso, guidati dal capitano PIrluigi Bogliacino, che hanno eseguito un’ordinanza del Gip di Torino spiccata nei confronti di undici persone accusate di associazione a delinquere di stampo mafioso, tentato omicidio, usura, estorsione, rapina, danneggiamento, incendio, detenzione illegale di armi e munizioni. In manette sono finiti Domenico Gioffrè, Francesco Gioffrè, Antonio Guerra, Domenico Ilacqua, Francesco Ilacqua, Luciano Ilacqua, Giovanni Mirai, Carmine Volpe, Francesco Grosso e Salvatore Calò.
Il Gip ha disposto la misura degli arresti domiciliari per le sue condizioni di salute, Valentino Amantea, per gli stesse accuse contestate agli altri arrestati.
Quest’ultimo è accusato, come Carmine Volpe, di avere detenuto e portato un’arma in luogo pubblico. Mentre a carico di Domenico e Francesco Gioffrè, Antonio Guerra, Giovanni Mirai, Luciano, Francesco e Domenico Ilacqua il GIP ha ritenuto la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto di associazione mafiosa, nonché, di concorso, a vario titolo, nei delitti di tentato omicidio, lesioni aggravate, estorsioni aggravate anche dal metodo mafioso, detenzione e porto abusivo di armi.

Si tratta, più specificamente, di molteplici fatti di reato accaduti nel territorio di Chivasso, Settimo Torinese, Leini e zone limitrofe dal 2012 ad oggi.
In particolare, le indagini sono state avviate nell’estate del 2012 a seguito di gravissimi fatti occorsi in Chivasso tra giugno e agosto di quell’anno, quando venivano fatto oggetto di colpi di arma da fuoco Giovanni Ponente (già coinvolto nel processo “Minotauro” per violazione della normativa sugli stupefacenti), Salvatore Di Maio, poi arrestato nell’ottobre di quell’anno per detenzione di armi nell’operazione “Colpo di coda”, Valentino Amantea e Carmine Volpe, questi ultimi destinatari del medesimo provvedimento cautelare in ragione dei gravi indizi emersi nel corso della indagine in ordine alla detenzione al porto abusivo di armi comuni da sparo. Valentino Amantea è stato infatti costretto, a seguito dell’azione delittuosa, a vivere su una sedia a rotelle.
Lo sviluppo delle indagini, condotte senza alcuna sostanziale collaborazione delle persone offese ha evidenziato, con l’ausilio delle comparazioni balistiche, una serie di connessioni con altri fatti di reato nei quali erano state utilizzate armi da fuoco per esplodere a scopo intimidatorio colpi di pistola contro negozi siti a Chivasso, Settimo Torinese e Leinì.

Le attività di intercettazione ed il coordinamento investigativo che ha posto in collegamento numerosi fatti succedutisi nel tempo, ha altresì permesso di acquisire gravi indizi di colpevolezza a carico degli indagati Guerra, Gioffrè e Ilacqua non solo in ordine alla partecipazione ai fatti di sangue citati, ma altresì in ordine ad alcune vicende di carattere estorsivo a danno di commercianti operanti sul territorio, in particolare nei settori economici di interesse degli stessi indagati, in specie commercio di autovetture e autolavaggi, con sostanziale alterazione della concorrenza in tali settori.
Nelle more dell’emissione del provvedimento cautelare del GIP torinese eseguito in data odierna, alcuni dei soggetti destinatari del medesimo sono stati indagati per lesioni e tentato omicidio dalla Procura presso il Tribunale di Ivrea per fatti occorsi nell’autunno del 2016: due di loro in particolare, Antonio Guerra e Francesco Gioffrè, hanno ricevuto il nuovo provvedimento restrittivo in carcere.
Il Gip ha accolto anche le richieste di sequestro preventivo di alcune ditte, oltre che di beni mobili e immobili che , allo stato, risultano posseduti in proporzione rispetto ai redditi dichiarati.

Tra le ditte figurano alcune carrozzerie ed autolavaggi riconducibili, anche attraverso intestazioni fittizie, agli odierni arrestati.
Nel corso delle indagini, infine, sono inoltre emersi gravi indizi a carico di Francesco Grosso, Salvatore Calò e Francesco Ilacqua, in relazione all’esecuzione a Torino di rapine ai danni di spacciatori.

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