Chivasso, arrestati killer e mandanti del duplice agguato di Rondissone

Chivasso

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10/03/2017

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Un prestito negato e uno sgarbo alla base del doppio ferimento di un meccanico residente a Rondissone e di un uomo residente a Volpiano

I carabinieri della compagnia di Chivasso al comando del capitano Pierluigi Bogliacino hanno arrestato per il duplice agguato a Rondissone nel quale furono feriti Bruno Lazzaro e Rocco Morano, Francesco Gioffrè, 33 anni, il fratello Davide di 21 anni, il cugino Domenico di 36 anni e Antonio Guerra, 37 anni. Gli arrestati sono accusati dalla procura di Ivrea di tentato omicidio.

Francesco Gioffrè che aspirava a frequentare il mondo dello spettacolo è l’unica persona incensurata che è rimasta invischiata in questa torbida vicenda. Sarebbe stato Francesco Gioffrè a sparare prima a Rocco Morano e poi a Bruno Lazzaro che riportarono ferite da arma da fuoco di non grave entità. E in effetti, con ogni probabilità, l’obiettivo dell’agguato era quello di intimidire le due vittime per ristabilire gli equilibri negli ambienti malavitosi della zona. Le indagini condotte dai carabinieri hanno permesso di accertare che i Gioffrè sono proprietari di una sala di scommesse e gestiscono diversi autolavaggi tra Chivasso e Settimo Torinese.

Il movente del sanguinario avvertimento? Punire Rocco Morano di aver negato un prestito di 10mila euro: dopo aver raggiunto l’officina di Morano in via Carpi a Rondissone a bordo di una Mercedes, Francesco Gioffrè ha ferito l’uomo ad un gluteo con una pistola calibro 22. Diversa la punizione per Bruno Lazzaro che è stato convinto a entrare nella sala scommesse dei Gioffrè ed è stato sempre Francesco spara a gamba destra dell’uomo. Qui non c’entrano prestiti negati: è più una questione di mancanza di rispetto in relazione ad uno sgarbo subito. I carabinieri, coordinati dal pubblico ministero Alessandro Gallo della procura di Ivrea, hanno pazientemente esaminato le immagini registrati dalle telecamere cittadine fino a riconoscere l’auto usata da Francesco Gioffrè. Da allora hanno seguito gli spostamenti dei quattro indagati fino a quando non è scattato, inaspettato, l’arresto.

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